Macchine e cani fuori posto

V.V.

Cane fuori della macchina ché sono allergica…

Se si dovesse parlare solo di ciò che risulta ai nostri orecchi e ai nostri occhi, si dovrebbe dire dei cani e delle auto che abbaiano come cagne quando chiedono ad altre auto di farsi più in là, cioè di non occupare la sede centrale della strada per parcheggiare – il che è evidente quando siamo richiamati sui balconi dai clacson che inondano l’aria di amara modernità, di invereconda civiltà – e di maledizioni, stante la causa primaria, sempre la stessa, “ la lascio strano l’auto, giusto il tempo di entrare ed uscire dal negozio”, tempo che invece si allunga, come la rabbia dei macchinisti che si contorcono sul sedile, e nulla possono finché il cretino di turno non esce da dove cazzo è entrato con l’aria innocente di chi non dà nessuna importanza al contrattempo che gli altri hanno dovuto subire.

Danni? Al cuore, al fegato, l’aver desiderato sbriciolare l’auto-impedimento, prima che il sangue salga al punto da uscire dalle orecchie!
Idem per quanto riguarda l’abbaiare continuo dei cani del vicinato e di quelli che passano sculettando davanti alle cagne che la mattina si guardano allo specchio e giurano che faranno secco il primo stronzo di cane che passa a tre-quattro metri dal loro bel musetto senza fare atto di sottomissione ai suoi latrati che sono altrettanti erezioni.
Dunque tra erezioni canine e erezioni di automobili non c’è da stare allegri – lo stupro in ogni caso è assicurato. Ma va bene lo stesso. Stuprare – quando non corre buon sangue tra le gambe – è come stupire.

E poi ci sono i vagiti delle porte dell’inquilino che è andato al mare dimenticando di chiuderle – e proprio ora, 14.43, si allunga nell’orecchio, poi nella mente, ma non è propriamente un vagito e nemmeno un miagolio, è un maledettissimo cigolio così sottile da diventare quasi umano, è una preda per chi sa come raggiungerlo, scalando qualche  balcone, scavalcando ringhiere e terrazzi e introducendosi in casa, ma per chi non pratica nessuna atletica è un motivo in più di amarezza, soprattutto se scoprisse che il vagito proviene dalle sue amate stanze…


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