L’alibi delle donne urlanti

Le donne che improvvisamente rompono il silenzio dei condominii, che con le loro vocii acute mandano in frantumi i vetri delle finestre (così sembra), le donne che gridano dai balconi a qualcuno che è dentro casa che ha altro da fare  e non può raggiungere chi lo sgrida, le donne che sgridano i loro mariti che se  la prendono comoda, le donne che lanciano urla disperate di cagne ferite per non essere state ascoltate e che pare intendano fare fagotto e filarsela perché sono pazze d’amore per le cose che intendono fare da altri malintese;

queste donne che non si preoccupano di passare per pazze scatenate constatando che qualcuno ha lordato ciò che hanno appena pulito, queste donne sono come sono perché hanno dalla loro l’immensità dell’alibi della pulizia, dell’ordine ovunque questo sia previsto, – ma ci sono luoghi in cui la pulizia e l’ordine non siano previsti? Be’, se ci sono, con queste qua hanno i minuti contati. Lo straccio o la scopa stanno per essere lanciati come dardi dal cielo di queste donne che, tormentandosi, svegliando i dormienti (c’è chi inizia le pulizie alle sei del mattino se non prima d’estate) corrompendo i vicini che non vedono l’ora si seguirle – ma quando mai!

Ma che vadano al diavolo! E non perché siano donne. È che queste poveracce hanno dei problemi che rovesciano sulle spalle della esigua comunità cui appartengono, quattro gatti in disamore e in disaccordo.

L’alibi della pulizia, dacché io ricordo, le ha proposte alle nostra attenzione (in abiti scuri o a fiori), al nostro rispetto. Quanta stima per queste donne che, in epoche più remote, – anni Cinquanta – sembravano creature fiabesche, per quanto vecchie, fragili, mamme o bambine.

Sì, bambine, quando tra loro vi trovavi l’orfanella che adesso va a badare ai malati e ai vecchi del mondo globale. Prima silenziose, dal fare soffice e scuro che le rendeva fiabesche, fatue o fatate, non parlo della bambine, oggi molto simili a carri armati, con voci, attrezzi, mezzi tecnologici di ultima generazione che le rende rumorose, casiniste, sinistre.

Ho detto sinistre? Oh, chiedo perdono ragazze, parlavo di voi come delle gazze che rumoreggiano sul mio capo.

Volevo dire che, perseverando in questa vostra ottima volontà di mettere ordine alle cinque del mattino con orribili borborigmi di casa senza quiete, senza sonno e senza amore – che come pulizia non è male – col passare del tempo si avvicina anche per le vostre auguste persone una bella sconsacrazione per il fastidio che arrecate con le vostre urla.

Vito Ventrella