La donna possente, anzi Poesiente…

 

Vlisco-Nouvelle-Histoire-Feb-2011-BellaNaijadotcom003

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Le Donne Poesienti possono essere magre, basse, con un seno colmo o smunto, vestire attillato, con una tutina o un pigiama – io ne incontro qualcuna sulla strada del mercato,non è alta due metri e nemmeno così larga di fianchi, come si potrebbe immaginare. La tizia sembra indossare i calzoni di una tuta sportiva o di un pigiama con motivi floreali; che sia Poesiente lo riconosco non dall’età, sui cinquanta, ma dal passo svagato della perdigiorno che prende a calci le mosche, ciò che si annida nell’atmosfera, il respiro del mondo, l’invisibile gioco di chi cerca di dominarla, oggi l’uomo, domani il Governo, il ladro, il rubacuori ecc., ma è così che sbriga le faccende. La riconosco dal fatto che non si cura troppo di come deve apparire in pubblico: lei, questa mattina, si è guardata solo una volta allo specchio, è uscita di casa con la stessa pettinatura di ieri perché pensa che con quella ce la fa a tenere testa alla Comunità degli Omuncoli.

Che sia Poesiente la riconosco anche dal fatto che canticchia guardando negli occhi quelli che incontra, guarda anche me negli occhi per vedere come me la cavo incrociandola, per sapere se la guardo come si guarda una povera crista o una regina – io la guardo come se fosse regina dell’Istante in cui la vedo; canticchia per vedere se inciampo nella sua canzoncina o se guardo da un’altra parte; io la guardo, la guato come fa lei che, in una frazione di secondo, si impossessa di me e mi sa dire se sono un tordo, uno sprovveduto, uno che sviene dopo un’occhiata o uno che assorbe e traduce: ho la predisposizione a farmi legare a un incantesimo con un gesto, uno sguardo?

Un giorno l’ho richiamata con una vocina da fringuello ricamato, “Signora?” per dirle che le erano caduti per terra 2 incredibili argentei euro.
“Grazie” li ha presi.
E vai. (Esistono uomini così Splendenti? si è chiesta. No, gli uomini, quando sono buoni, sono dementi). Quindi mi ha osservato per sapere se ho intenzione di riprendermeli e come, se lo farò in sogno, mentre lei dorme o nella realtà, inseguendola, standole dietro per vedere se li perde di nuovo e se sarò ancora disposto a raccattarli da terra per restituirglieli.
Se mi ripeto, lei, la Donna Poesiente, saprà Senza Alcun Dubbio di avere alle sue dipendenze un Impensabile Gemito.
Ma io non le sto alle costole. La incontro e basta. La Donna Poesiente la riconosco dagli orologi che si porta negli occhi, in genere occhi di gatta, grigi, che custodiscono quelle lancette che girano nell’universo così come girano le palle – e Lei ce li ha gli occhi di gatta, grigi, di quel grigio che non sta fermo, che ruota, manda scintille, bagliori per dirti di stare all’erta, ché lei non cede al solito salutino da mercatino, da persona educata, se ne sbatte delle convenzioni, nonché di quelli che si chiedono sempre cosa fare, cosa dire e con chi; la Donna Poesiente fa tutto da sé, il segreto della propria autosufficienza è in quel brano che canticchia tra i denti.

Quel brano è come una collana, se la perde, se le cade di bocca, per lei e per la Donna Poesiente è finita.


Vito Ventrella

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