L’idillio dei rossi

"Violence-in-a-domestic-interior-medea-" di Luigi Filogano

“Violence-in-a-domestic-interior-medea-“
di Luigi Filograno

Una cartaccia che si trascina nel vento è a modo suo vincolata all’universo. Mi fermerei qui, non desidererei vedere altro, se non una ciocca di capelli femminili che cade sul collo nel silenzio più assoluto, nella penombra di una cameretta.
Ho bisogno di movimenti lenti in superficie per rotolarvi dietro le parole, bisogno di immagini ferme, date una volta per sempre, come in un quadro recente di L.F. dove vedo un nudo di donna o semplicemente una figura femminile sottile che penetra con il suo sguardo di lato una presenza oltre la tenda – è di là che arriverà il signore cui dare la morte? Nell’attesa la dama stringe un coltello nella mano, l’altra è impegnata a sostenere il lieve fardello di una minuta creatura.

Quando si dice un profilo tagliente! La violenza nel titolo dell’opera potrebbe limitarsi a stringere nella mano un tagliacarte, è più consono a una lettrice. Ma allora dove e come cogliere la violenza sprigionata in questo interno domestico?

In questa luce ovattata di candori ombreggiati, di bestia nascosta non nell’ombra ma nella sua stessa negrezza per non mettere in giro denti bianchi, altra carne bianca, narici, palato rosa, il tempo è sospeso in una attesa che si protrae da Medea in poi, alla ricerca di una vendicatrice o di un’altra vittima che potrebbe assaporare la punta di quel coltello che dorme nell’incavo della mano.

Dorme? Sì, nel senso che non è LUI, ESSO, QUESTO QUA, ‘STO COSO che comunica la violenza, bensì il colore rosso delle morbide scarpette della signora: fin troppo composta nelle forme curate e armoniose per azzardare un gesto, uno scatto di insonnia che imbocchi l’uscita, il varco.

No, la violenza è affidata alla trasgressione di quel rosso che scarpina nel salotto e che confida nella boccettina di veleno rossa sul tavolino – è il veleno il vero alleato della cospiratrice, cioè di colei che cospira contro l’atmosfera ovarica dell’interno, contro quella morbidezza che rende tutto più difficile quando si vuole eliminare qualcuno che ha la stessa sofficità di un uccellino…

Ah, la venusta simbologia di chi desidera uscire di scena ferendo, come se ciò fosse un ricomporsi dopo una vita dedita all’ebbrezza. Orsù, una beltà in cattività, detto così si sparagna su altro da dire.
Il rosso non è un colore che sfianca. Tiene vivi. Uccide quando penetra le mucose, le gengive.


Vito Ventrella

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