La cura del Santo

al museo nuovaera  17 maggio 17 giugno

al museo nuovaera
17 maggio 17 giugno

Al Museo Nuova Era, una singolare percezione del Santo da parte dell’artista Antonio Anelli che indaga su tradizioni e ritualità tra Modugno e Bitetto, luoghi in cui alcune famiglie, dai tempi più remoti, conservano i santi nelle loro case accudendoli come se fossero dei parenti, esibendone alcuni in processione nel Venerdì Santo, sì che, intorno ad essi, si nota, lo nota e lo registra l’artista con i suoi scatti, quel da fare che è proprio di chi presta le cure necessarie al Santo per mostrarlo alla comunità nei suoi abiti vecchi e nuovi.

Per l’artista, come dice Lucia Anelli nella presentazione, si tratta di tagliare esteticamente dei concetti, incuriosito da una storia senza parole. Sono scatti fotografici che inseguono momenti irripetibili per chi non incorre nella devozione, nella gestualità laica con cui si appresta in casa una cresima o una prima comunione, le movenze sono le stesse, cambia il soggetto, invece dell’adolescente c’è il Santo, il legno immarcescibile della fede per chi la prova.

C’è appunto quello che molti di noi non si sognano di vedere, famiglie che mettono insieme due o tre generazioni ad aggiustare un colletto, a infilare un polsino giocando con la passività del Santo che viene trattato con molta familiarità, che viene sì vestito, ma anche spogliato di quella lontananza mistica in cui siamo indotti a vedere i santi nell’immaginazione.

Per cui, quella dimensione iconica in cui sono immobili nelle nicchie d’ogni tempo, la si avverte infine spaventosamente vicina a noi, in dialogo con piccoli e grandi.

Il dialogo è appunto ciò che ha colto l’artista in questa dinamica prestazione che non presta il fianco ad alcunché di misticheggiante.
Anche le vesti, i polsi le caviglie del Santo adombrano un che di creaturale che scaglia lontano qualsiasi intento feticista religioso. Semmai, l’apparato domestico di queste famiglie conservatrici, viene fuori nella sua vibrante accezione di santità, ovvero di ciò che è santo perché curato, ripulito dalla polvere del tempo e anche dai miracoli disattesi, viene fuori col rispetto di fede e tradizioni che incombono sulla comunità senza appesantirla, anzi è assai presumibile che la cura del Santo, tenuto in casa come se fosse un commensale, sia sotto certi aspetti liberatoria.
Quando si dice che l’atteso ospite è già lì.


Vito Ventrella

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