La lumaca che dipinge la lattuga

bavalumaca1Che cosa succede se una persona viene sorpresa senza una foto? Questa domanda è così terrorizzante che ci si affretta a farsi più foto possibili in luoghi diversi. La moltiplicazione delle foto, della propria immagine e di tanti se stesso è da intendersi come superfetazione, e una persona che non è mai sazia della propria immagine, che se ne abbuffa, rischierebbe di avere un conato di… infelicità.

Andy Wharol ha avuto un grande successo quando ha dipinto un rigurgito di volti sempre uguali mobilitando per il genere la definizione di Pop Art, ma l’arte ha da sempre la capacità di nobilitare i suoi soggetti, come dimostra la famosa indimenticabile Merda d’artista di Manzoni.

Io non amo che al posto di un disegno, di una immagine, ci sia un’idea, come accade nell’arte concettuale, arte che, se non vuole mostrare il vuoto, il concetto, è costretta comunque a mostrare un oggetto, fosse anche solo un puntino. L’arte concettuale annovera qualche tela bianca. Un taglio nella tela – come faceva Fontana – non è una ferita nel corpo umano. È una forma che denota il passaggio di quell’artista e non di un altro, è, si potrebbe dire, una forma di distinzione. Sotto certi aspetti è qualcosa come l’aristocrazia. Piace soprattutto agli intellettuali che desiderano distinguersi dalle masse e per distinguersi adottano segni non convenzionali, abiti eccentrici.

L’arte concettuale non mi è mai piaciuta tanto perché, per essere vista e sentita e capita, richiede l’intervento dell’artista che traduce la sua opera in parole, si perde in chiacchiere e talvolta si perde lungo le strade del mondo.
Ho sempre pensato che il successo dell’arte nel cuore della gente risieda nel fatto che Essa sottragga l’oggetto della sua attenzione alla filosofia, mostrandocelo nella sua forma “sentimentale” o “naturale” come succede quando ci restituisce i capelli verdi di una cicoria o le foglie di una lattuga tralasciando il loro cervello che pure esiste da qualche parte, forse nella cima o nel torsolo, dove è difficile arrivarci se non le spogli, se ci arrivi potresti avere perfino la fortuna di imbatterti in una lumachina che si è accasata nel fogliame – queste cose te le dice una pittura realistica, concreta, cioè priva di fantasia che non sia quella degli esserini viventi.

Vedere è come dipingere? In un certo senso sì. Noi vediamo pitture viventi. Ma non possiamo appenderle al muro perché ne faremmo degli impiccati. Amiamo l’arte che trasforma le pitture viventi in cose da appendere alle pareti. A volte troviamo inquietante un’opera nella quale il vivente non appaia completamente reificato né tantomeno sublimato. Se vedere è (come) dipingere, siamo ad un passo dall’essere artisti, siamo nella stessa posizione di una lumaca che vede-dipinge la lattuga.


Vito Ventrella

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