La scomparsa dell’artista

lovers

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di Vito Ventrella

Vi ricordate di quando, fanciulli, tenendoci stretti, cercavamo a piccoli passi messi l’uno nell’altro di trovare il posticino giusto per seguitare a…e nel fare questo rientravamo sempre di più in noi, nella nostra forma e, senza rendercene conto, diventavamo un fuso, un uovo, e stavamo così nella certezza di avere finalmente raggiunto la vera posizione del nostro essere sentimentale, e non c’era più nulla da chiedere, da fare, da dire se non progredire nella forma che da quel momento faceva tutto da sé…

- una forma che macinava distanze inverosimili facendo di un bacio un universo che si chiudeva su di noi in maniera definitiva per cui era necessario essere una scultura, un quadro, insomma un’opera d’arte, come quella in copertina, che ci esime dall’andare oltre, ché tanto ormai ci siamo, siamo arrivati. Dove?

Dove spostandoci a piccoli passi, gravitando intorno ai nostri ombelichi abbiamo trovato finalmente il nostro intimo equilibrio, sicuri che non ci sono altri ad occupare quel posto, ché ce lo siamo scolpito addosso. E, beh, da essere umani siamo diventati materia per lo sguardo – l’artista si è divertito ad ovalizzarci si è allontanato in punta di piedi per non distrarci e farcelo godere.
Ogni opera d’arte riuscita comporta la scomparsa dell’artista, la sua dissipazione, non deve più far capolino da dietro la cornice per aggiustare il nostro sguardo.

 

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