I volti spiritati di Zhang-Xiaogang

Zhang-Xiaogang, artista rappresentativo dell’arte cinese contemporanea

Zhang-Xiaogang, artista rappresentativo dell’arte cinese contemporanea

di Vito Ventrella

Quando vuoi sconfiggere le approssimazioni, rifai il volto cento volte sottraendolo alle incursioni dell’ombra e della penombra – il giorno viene allontanato dal volto, e così pure la notte, potrebbero rivestire il soggetto di una profusione impropria, riscaldare troppo la sua identità che deve restare inalterata dalla realtà e dai sogni
– dunque l’identità, vissuta apparentemente come ossessione, in realtà liberatoria in quanto netta, precisa, senza aloni – gialla o rossa, continentale, oppure bianca, soffice, emaciata, onirica.

Borotalco. L’identità che non appassisce.
Ma la prima cosa che osserva Zhang è il retaggio sociale delle figura. Lo ripercorre per poterlo comporre nel volto che resta vittima del proprio colore. Gli occhi delle sue figure (costrette ad esibire qualcosa come la carta di identità ‘formato tessera’) cercano di impossessarsi di un universo altro, indotti ad una fissità glaciale. La faccia dell’artista esprime giovialità nel suo studio.

Più che la composizione, Zhang pone in risalto la compostezza dei suoi soggetti che in Cina è un programma religioso – ovvero quella tendenza al risparmio dello spazio che viene suggerito in nome della prolificità del popolo.
Se è per dipingere la calma abissale che sovrasta il delirio dentale natale e prenatale dell’individuo, con queste immagini ci siamo. Hanno divorato tutto quello che si poteva divorare intorno a sé per risultare ciò che sono: icone che si rifanno alla lindura. L’idea del personaggio si fa strada attraverso un leggero “strabismo” degli occhi che informa di tutto: ovvero, dove siamo? Come destino li accomuna un che di precipite.

Qua sotto lo spazio lindo viene riportato alle dimensioni domestiche, perde l’aspetto glaciale, non c’è traccia di borotalco – il bambino è in attesa di una risposta: a cosa? Neanche lei lo sa. Eppure di Zhang si può parlare come dell’artista della consapevolezza.

Nell’inseguire e rappresentare il gruppo o la “foto di gruppo” sembra che l’artista familiarizzi anche con la pop-art, ma trovo più intenso l’impulso a  scandagliare con determinazione il prototipo del’icona cinese. Meno comprensibile è che Zhang-Xiaogang dipinga gli occhi dei suoi connazionali come se fossero degli spilli, togliendo loro la morbidezza degli occhi a mandorla e imprimendovi un aspetto sì giocoso, ma alquanto spiritato. In ogni caso non devo dimenticare che l’artista appartiene al movimento cinico realista cinese.

my-mother-2012.

my-mother-2012.


Leave a Comment