Arthur Rimbaud, POESIE – ILLUMINAZIONI – UNA STAGIONE ALL’INFERNO

rimbodi Beppe Ottone

p.39 L’armadio (Ottobre ’70)
E’ un armadio scolpito, largo, la quercia scura,
antica, ha preso l’aria bonacciona dei vecchi,
l’armadio è aperto, e versa nella sua ombra oscura
dei profumi allettanti, come dei vini vecchi,

tutto pieno; un miscuglio di lini un po’ ingialliti
e odorosi, d’antiche anticaglie, di stinti
veli di donne o bimbi, di merletti avvizziti,
di fisciù della nonna coi grifoni dipinti;

– Lì troveresti ciocche di capelli, un morente
dagherrotipo, i vecchi medaglioni, lo spigo,
un profumo di frutta e un profumo di fiori.

– Oh armadio d’altri tempi, tu che sai tante storie,
vorresti raccontare i tuoi racconti, e cigoli,
se le tue porte s’aprono lentamente.

p.49 Il battello ebbro
Ecco, mentre scendevo lungo Fiumi impassibili,
non mi sentii guidato dai miei vecchi alatori,
urlanti Pellirosse a bersagli incredibili
l’avevan presi, nudi su pali di colori.

Non mi davo pensiero di nessun equipaggio
coi suoi grani fiamminghi o i suoi cotoni inglesi.
Finì con gli alatori lo strepito selvaggio,
e i Fiumi mi lasciarono scender dove volessi.

Negli sciacquii furiosi di mille mareggiate
l’altro inverno, più sordo di cervelli d’infanti,
io corsi! E le Penisole folli, disormeggiate
non subirono mai gazzarre più trionfanti.

Tempeste benedissero le mie albe marittime.
Più leggero d’un tappo danzai sui flutti amari
detti voltolatori in eterno di vittime,
e non ho mai rimpianto l’occhio ebete dei fari!

Più dolce che ai fanciulli la carne agra dei pomi,
penetrò l’acqua verde il mio scafo di pino
e dalle macchie umane di vini blù e di vomiti
mi lavò, disperdendo e timone e grappino..

Ho sognato la notte dalle nevi abbagliate,
baci agli occhi dei mari lentamente montanti,
e la circolazione di linfe mai ascoltate,
risveglio giallo e azzurro dei fosfori cantanti!..

Ora io, battello perso nei capelli delle anse,..
io che tremavo, udendo gemere da cinquanta
leghe Bèmot in foia, Maelstrom maledetti,
eterno scorridore delle immobilità,
io rimpiango l’Europa dai vecchi parapetti!..

Se bramo acqua d’Europa, è la gelida avara,
nera pozza in cui – verso il crepuscolo in viaggio –
un bimbo accoccolato, pien di tristezza, vara
una barchetta fragile come farfalla a maggio.

Onde non posso più, nelle languide lame
vostre, rubar la scia ai carghi dei cotoni,
traversare l’orgoglio di bandiere e di fiamme,
nuotare sotto gli occhi orrendi dei pontoni.

p.58 Vocali
A nera, E bianca, I rossa, U verde, O blu: dirò
di voi, vocali, un giorno le nascite latenti.
A, corsetto villoso delle mosche lucenti
che vorticano intorno a crudeli fetori,

golfi d’ombra. E, candori di vapori e di tende,
lance di ghiacci fieri e brividi d’umbelle;
I porpore, emottisi, risi di labbra belle
in collera, in ebbrezza o gioia penitente;

U cicli, vibrazioni di mari verdi, pace
di rughe che la scienza su vaste fronti incide;

O, la Tromba suprema piena di strani rombi,
i silenzi solcati dagli angeli e dai mondi;
– l’Omega, il raggio viola che dai Suoi Occhi stride!

p.63 I corvi
Signore, quando fredda è la pianura,
quando, nei borghi abbattuti,
i lunghi angelus si son taciuti…
sulla sfiorita natura
calate dai cieli grandiosi
i cari corvi deliziosi.

Bizzarro esercito dai gridi amari,
i venti freddi v’assaltano i nidi!
Voi, lungo i fiumi ingialliti,
lungo le strade per vecchi calvari,
sopra le buche e sui fossati,
prima dispersi, poi radunati!

Sui campi della Francia, dove in massa
dormono i morti, in eterno,
voi turbinate a migliaia l’inverno,
perché ci pensi chi passa!
Siate gli araldi dei doveri,
nostri funebri uccelli neri!

Santi del cielo, ma in vetta alla quercia,
trinchetto perso in incantate sere,
a maggio le capinere
lasciate a quelli che nell’erba intreccia
(e non potranno mai fuggire)
la sconfitta senza avvenire.

p.71 Il fiume di Cassis (Maggio 1872)
Il fiume di Cassis scorre ignorato
in valli strane,
il gridare dei corvi l’accompagna, mutato
in voce d’angeli;
e gli abeti con grandi movimenti
sotto i tuffi dei venti.

Tutto va con misteri ripugnanti
di campi d’altri tempi,
di torrioni infestati, di giardini importanti.
Sono queste le rive ove tu senti
le passioni defunte dei cavalieri erranti,
ma come sono salutari i venti!

Chi passa dia un’occhiata a queste cancellate,
s’andrà più coraggiosi.
Soldatesche dei boschi dal Signore inviate,
miei corvi deliziosi!
Fate fuggire il furbo contadino
che trinca con un vecchio moncherino.

p.160 Addio (Aprile-agosto 1873)
Già l’autunno! ma perché rimpiangere un sole eterno, se siamo impegnati nella scoperta della luce divina, – lontano da quelli che muoiono sulle stagioni. L’autunno. La nostra barca alta nelle immobili nebbie vira verso il porto della miseria, la città enorme dal cielo macchiato di fuoco e di fango. Ah! i putridi cenci, il pane zuppo di pioggia, l’ebbrezza, i mille amori che m’hanno crocifisso! Non finirà dunque mai questa vampira regina di milioni d’anime e corpi morti e che saranno giudicati! mi rivedo con la pelle corrosa dal fango e dalla peste, pieni di vermi i capelli e le ascelle e vermi ancor più grossi nel cuore, steso tra gli sconosciuti senza età, senza sentimento…Avrei potuto morire là…Orrenda evocazione! Odio la miseria. E temo l’inverno perché è la stagione del confort! Talvolta in cielo vedo spiagge senza fine coperte di bianche nazioni in gioia. Un grande vascello d’oro, sopra di me, agita le sue bandiere multicolori alle brezze del mattino. Ho creato tutte le feste, i trionfi, i drammi. Ho cercato d’inventare nuovi fiori, astri nuovi, nuove carni, nuove linfe. Ho creduto acquistare poteri sovrannaturali. Ebbene! devo seppellire la mia immaginazione e i miei ricordi. Una bella gloria d’artista e narratore dileguata! Io! io che mi son detto mago e angelo, dispensato da qualsiasi morale, io son reso alla terra, con un dovere da cercare, e la realtà rugosa da abbracciare! Contadino! Sono ingannato? Per me la carità sarebbe dunque sorella della morte? Infine, chiederò perdono per essermi nutrito di menzogna. E andiamo. Ma non una mano amica! e dove cercare aiuto?..

infernArthur Rimbaud, POESIE – ILLUMINAZIONI – UNA STAGIONE ALL’INFERNO, copertina e impaginazione di Carlo Corritore, traduzione e introduzione, pp.11-23, di Cesare Vivaldi, Parma, Guanda,
1963, pp.1-165

p.27 IL VEGGENTE (dalle lettere)
p.35 POESIE
p.73 ILLUMINAZIONI
p.121 UNA STAGIONE ALL’INFERNO


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