Assassini contagiosi

El-Paso-shoppers

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Vito Ventrella

L’imitazione in un bambino è di vitale importanza, se non imita pose, gesti e comportamento non cresce, non si consolida. C’era una volta in cui la società andava avanti per imitazione, il che vuol dire che sceglieva chi e cosa imitare; adesso, secondo alcuni giornali, avanza o indietreggia per contagio o quasi. Ma non si può generalizzare. Anzi sovente è proprio questa tendenza a generalizzare che spinge a circoscrivere gli obiettivi, quali che siano. Se generalmente è risaputo che ogni tanto ci sia una strage, ecco chi imbraccia il fucile. Il popolo non è l’agnello sacrificale – ma in America qualcuno non è d’accordo con questo concetto, si arma e fa una strage di agnelli: stavolta a El Paso. Si tratta di contagio?

Ma sono d’accordo sul fatto che sono contagiosi i ministri che non si curano di essere all’altezza dei loro compiti, le sparano grosse o demenziali quando vogliono dimostrare che sono dalla parte del popolo. Fra retrogradi ci si intende. E non sempre popolo e ministri volano alto. Che gioia quando non c’è bisogno di fare alcuno sforzo intellettuale per capirsi e basti dire nero, bianco, rosso verde.

L’America che spara è contagiosa, un po’ meno di certi ministri nostrani che alcuni ci invidiano a parole, nei fatti, non gliene importa un fico. Se uno vede un nemico in un poveraccio, sta proprio male, non è solo depresso, si è riattaccato al proprio cordone ombelicale e pende giù di lì. Ma è vero che chi lo ha preceduto su temi come i migranti si è solo barcamenato, incapace di imporre alla Libia delle soluzioni che non fossero soltanto quelle di regalare motovedette.

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