Chi non ha un libro nel cassetto?

caset“Come trasformare un libro in un capolavoro”, questa pubblicità la si trova ovunque sul web. Cinquant’anni fa non esisteva, perché non c’erano scrittori né piccoli né grandi che pensavano di avvalersi di qualche espediente per fare grandi i loro libri, non c’era il sentimento del successo come unico scopo dello scrivere, la scrittura era adesione a quel che “urgeva dentro”, come si diceva, e dopo questa urgenza, certo, se il libro era buono si poteva tentare di trovargli un editore e sperare in una pubblicazione. Dopodiché non c’era altro da fare.

Mi ricordo che quando Calvino riceveva sollecitazioni dagli scrittori, anche dal sottoscritto, a pubblicare le loro opere, diceva che era meglio andarci piano, perché, dopo la pubblicazione si pensava subito a scrivere un altro libro. Ne vale la pena? diceva. Visto che scrivere era dannatamente faticoso. Quando lo era sul serio. Quando non tutte le scritture si appoggiavano a pagine di giornali, a cronache del giorno prima. Cioè quando maturavano fin troppo presto per essere considerate degne di attenzione.

Oggi sembra che sia più facile pubblicare che scrivere, a giudicare dai tanti libri che diventano dei capolavori appena arrivano nelle mani di non so bene chi. Per carità gente preparata a leggere, ad ascoltare, a giudicare se il sentire dello scrittore possa toccare il nervo del lettore – un lettore molto distratto dalla ricerca personale di visibilità – già, perché anche un lettore diventa importante nella vita di uno scrittore.
E poi chi è questo lettore che non legga con curiosità la pubblicità che dice “come trasformare un libro in un capolavoro”? Chi non ha un libro nel cassetto?


Vito Ventrella

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