Le tasche scucite

Bankrupt businessman with empty pocketsdi Vito Ventrella

“Uno dei miei sogni strani: alle impiegate d’un grosso ufficio, che esprimeva dal suo interno una compagnia teatrale, chiedevo se i giorni che precedevano una rappresentazione, questa interagiva con la loro attività.”
In questo sogno c’era la preoccupazione che la banca prendesse la strada del teatro o, al contrario, che se ne stesse fin troppo decentrata rispetto al cuore che pulsa nella società, il motore che ogni tanto va in tilt.

A sognare così è un uomo, un professore in pensione che forse, qualche giorno prima, ha visto la sua governante fare un gesto “teatrale” (come buttarsi dietro una ciocca di capelli) mentre gli riassettava il letto, la cucina, il bagno o mentre andava via dicendogli che il costo della vita era aumentato, “eh, sì, professore, lei se ne sta qui, solo soletto, come un pulcino nella bambagia, ma fuori il toro (le assicurazioni?) muggisce e appena gli voltiamo la schiena ce lo mette nel sedere.”

La porta, un tonfo giù per le scale, la donna va via tutta compresa (glielo ha detto che suo marito disoccupato non ha niente da fare e la monta di brutto, cioè col bello e col cattivo tempo…).
Un “ufficio, che esprimeva dal suo interno una compagnia teatrale,” non è nuovo. La consapevolezza vuole che in giro ci sia il cosiddetto Teatro abitato che si esprime là dove la gente mangia e dorme. I salotti ormai tralasciati se non del tutto abbandonati dalle signore Verdurin, stanno conoscendo una nuova dislocazione socioculturale là dove un individualismo non cialtrone ha messo alla porta le grandi istituzioni dalle casse vuote mobilitando il mio, il tuo di casa e ufficio. Si tratta di mettere a disposizione un’arcata “sopraccigliare”: benvenuti nel nostro sguardo, signori. E ci si accomoda nei propri occhi. Dove non si paga niente. Una cena con quel che portiamo da casa tu ed io, come nelle migliori tradizioni del Sud e del Nord che mi auguro uniti contro il potere bancario.

Il potere bancario che è anche delle piccole banche se perfino una piccola banca come quella popolare di Puglia e Basilicata si permette di avere dei clienti cui prestare del denaro senza preoccuparsi di riaverlo indietro, mettendo in seria difficoltà i suoi azionisti che si stanno scucendo tutte le tasche interne che si erano attaccate alle giacche e nelle quali pensavano di far scivolare le ricchezze accumulate con le azioni di detta Banca – dalle tasche scucite vengono fuori non bigliettoni da 50 o cento euro ma delle belle polpettine di polvere che, come si sa, si accumulano là dove si ammucchia solo il tempo, il tempo di cui ha bisogno la banca per far fuori tutti i risparmi degli inermi risparmiatori.
E brava.


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