A sciare sulla neve con sorriso occhi e denti smaglianti

l Coronavirus si sarebbe diffuso in mezza Europa da Ischgl, paesino austriaco di 1500

l Coronavirus si sarebbe diffuso in mezza Europa da Ischgl, paesino austriaco di 1500 abitanti

In tempi normali ho sempre pensato che il Sud ci avrebbe ricavato a lasciarsi contagiare dalla mentalità del Nord, escludendo dall’influenza quelle aree metropolitane come i mercati di vario genere dove la mafia imperava ormai incontrastata.
Al Sud serviva posizionarsi sulle strategie degli imprenditori delle grandi e piccole aziende, pensavo. Lo penso tuttora. Senonché, nel frattempo, il grande business può aver reso disinvolto il padrone e il padroncino del Nord, lasciando affiorare questa disinvoltura nei momenti peggiori, quando, a partire dal paziente 1, avrebbe dovuto contenere fin dal 22 febbraio “la febbre del sabato sera”, ovvero quella disinvoltura volta a non dare troppo peso al pericolo, alle raccomandazioni di non allontanarsi da casa che si sono risolte in una fuga verso i luoghi ameni – come se questi luoghi fossero irraggiungibili dalle malattie in genere. E dove invece si sono formati dei focolai di coronavirus che al ritorno settimanale a casa hanno devastato le metropoli del Nord.
Ogni giorno apprendiamo di luoghi come

 un borgo del Tirolo di 1.500 abitanti, noto come il paradiso del dopo-sci, tra le più apprezzate mete turistiche invernali. Dicono le cronache che “Dal piccolo centro dell’Austria sarebbe partito il contagio del nuovo coronavirus in mezza Europa. Il paesino è stato finalmente sigillato e messo in isolamento, ma secondo gli esperti sarebbe troppo tardi. Come riporta il Corriere della Sera, tra i residenti sono stati contati 400 contagi, il doppio di quelli di Vienna, che ha 2 milioni di abitanti”.
Non lo dico io. Io dico solo che in questa drammatica situazione che ha indossato gli abiti del quotidiano, mutande pigiama e tutto il resto, al Nord si sono comportati come figli di papà, i quali credono che non c’è nulla che possa impedire di dare un calcio alla palla, nulla: cioè le tasche sono piene di soldi è questo è un bel risultato di anni di lavoro. Sì, è vero, ma dove è finita la severità nell’affrontare una situazione (un quotidiano) drammatico accarezzato invece con qualche partita qui e là che non si doveva disputare – proprio lì, a Milano – e non c’è da affibbiare colpe a nessuno, piuttosto alla mentalità, ovvero all’ottimismo imperante che stavolta ha fatto più guai che sciolto traumatiche resistenze al darsi dare, mettere soldi in cassa.
I grandi del Nord si chiedono ancora oggi come è potuto accadere tutto quello che sta accadendo – che accade soprattutto ai vecchi: io dico l’amore per il denaro prima ancora dell’amore del benessere che impedisce di pensare che una qualsiasi forma di transazione finanziaria possa far male o impedire di essere lucidi e prevenire le disgrazie.
Ma forse è vero che siamo andati troppo avanti per avere lo spirito di prevenire le disgrazie, le vecchie disgrazie, ché ci siamo scordati come le soccorrevano i nostri nonni, con quale spirito, quale disciplina.
Certo nessuno può immaginare che indossavano le racchette e via a sciare sulla neve con sorriso occhi e denti smaglianti.


Vito Ventrella

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