Elite schools e studenti poveri

La donazione di Sir Bryan Thwaites al Dulwich College è stata respinta per paura di violare le leggi sulla discriminazione

La donazione di Sir Bryan Thwaites al Dulwich College è stata respinta per paura di violare le leggi sulla discriminazione

In Inghilterra si vogliono dare un bel po’ di soldi -1 milione di sterline – a scuole d’élite che aiutino con borse di studio i ragazzi bianchi più poveri, i quali, in virtù della loro condizione, vanno peggio degli altri. Laddove è evidente che lo svantaggio economico si ripercuote nell’ambito culturale e sociale – per non dire nel lavoro che diventa gratificante quando somma i voti della scuola a quelli della partecipazione sociale agli eventi, alla buona condotta, ai deliri e ai sogni che i ragazzi inseguono nella realtà, quindi alla presenza motivata e registrata da sindacati, associazioni.
Ebbene i presidi temevano che le borse di studio destinate a questi ragazzi avrebbero violato la legge sulla razza.
Stiamo parlando di due, due importanti scuole private che rifiutato borse di studio di oltre 1 milione di sterline di un filantropo per paura di violare le leggi antidiscriminazione. Si tratta del Dulwich College e del Winchester College, l’offerta rifiutata era del professor Sir Bryan Thwaites, 96 anni. Questo sir, da ragazzo, aveva frequentato entrambe le scuole di Dulwich College e di Winchester College, a 96 anni aveva capito ciò che capiscono solo in pochi – che i poveri vanno aiutati a qualsiasi razza appartengano, voleva che i ragazzi bianchi britannici provenienti da famiglie svantaggiate ne beneficiassero perché a scuola andavano peggio di quasi tutti gli altri gruppi etnici – gli studi hanno avevano dimostrato che si comportavano in modo relativamente scarso negli esami e che per questo avevano meno probabilità dei loro coetanei di frequentare l’università.
Tutto qua. Paura che un regalo fatto ad un poveraccio possa risultare un motivo di deviazione dalla norma? Oppure un tentativo di riportare la ricchezza nel consueto alveo, quindi premiare i ricchi.


Vito Ventrella

 

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