Guardiani della rivoluzione, datevi una calmata.

soleimani

Nel giorno in cui uomini e donne, giovani e vecchi iraniani piangevano il loro eroe – Qassam Soleimani – assassinato dagli americani, nell’umano e disumano grido di dolore per questo signore, nel tripudio d’amore in cui era avvolto l’immagine del generale per le strade, pochi si sono accorti che questa manifestazione spontanea, questa marea di individui ebbri di propositi di vendetta subito raccolti dalle autorità politiche, si è resa responsabile della morte di 60 persone e 200 feriti schiacciati dalla folla orgogliosa che gridava a morte gli americani…

Parole, numeri. Quando una popolazione si disintegra in parole numeri, non è più possibile parlare di umanità. Quando uno sbaglio – quello di Trump – apre la strada a uno più grande, quando l’uccisione di una persona – Soleimani – si moltiplica, si estende, raggiunge la schiena della gente che manifestando amore simpatia regredisce nella mandria – quando il dolore dei mille, dei centomila si attorciglia a una caviglia che scuote il corpo fino a straziarlo e ne fa un insetto sventrato…

Ma perché morire schiacciati voi, iraniani innocenti, proprio quando invocavate vendetta per il male subito? – il perché è nelle cose: diciamo che non stavate facendo ciò che di solito facevate alla stessa ora tutti i santi giorni. A quella stessa ora, chissà, c’era chi dava il pasto alle galline, chi allungava una foglia di lattuga a una pecora, chi faceva il pane, chi la farina…
Ebbene, gente della terra e di tutte e dimensioni terrestri, ma cerchiamo di amare di più le cose quotidiane che non richiedono la presenza degli eroi da acclamare nelle piazze. Cerchiamo di non abbandonare le nostre postazioni umili per inseguire stupidi sogni di gloria e, peggio, di vendetta.
60morti, 200 schiacciati. Per non parlare dei 176 passeggeri del giorno dopo uccisi da una manovra sbagliata dei guardiani della rivoluzione che si divertivano a fare fuochi di artificio sulla base americana in Irak…
Rivoluzione un corno. Datevi una calmata, non calpestate gli innocenti.


Vito Ventrella

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