Il delitto

Incidente Milano-Meda, chi era Eugenio Fumagalli, il tassista eroe: «È morto per salvarci» - Corriere.it

Incidente Milano-Meda, chi era Eugenio Fumagalli, il tassista eroe: «È morto per salvarci» – Corriere.it

di Vito Ventrella
Oggi avete saputo dai giornali che sabato notte un auto pirata sperona una coppia, poi arriva Lui e scende per tirarli fuori dalla lamiere. Ma viene ucciso da un guidatore che non lo ha visto. Le pagine dei giornali traboccavano della cattura di Cesare Battisti – ma a colpire il cuore e la mente del cittadino non credo sia stato uno che dovrà scontare l’ergastolo per i delitti che ha commesso o che lui dice di non aver commesso, bensì l’uccisione di chi si è prodigato per aiutare. Di questa persona si dice che prima di uscire dalla propria auto si è infilato la pettorina gialla, ha lasciato il suo taxi sul bordo della strada con i fari accesi e quel simbolo bianco e rosso “io sto con Emergency” che brillava anche di notte sulla portiera, ma non è riuscito a raggiungere la coppia che si contorceva tra le lamiere della Seicento poiché è stato falciato via da un’altra auto.

Dunque si trattava di un tassista. Mi soffermo un po’ su questa figura giusto per dire che chiunque si prodiga per soccorrere un ferito, in quanto penetra in un territorio in cui egli è l’Eletto, viene sorretto da una sorta di invulnerabilità di cui nemmeno si rende conto proteso com’è verso il soccorso o il salvataggio. Come si fa a pensare che mentre lui si muove per soccorrere un ferito, un altro coglione lo tolga di mezzo una volta per sempre senza volerlo…
E adesso interessiamoci del coglione che, nel mondo, ha molti estimatori quasi tutti, se è vero che è capitato a tutti di spingere sull’acceleratore senza pensare di commettere un delitto. Mentre ne parliamo sappiamo che sono migliaia gli assassini che non sanno di esserlo finché non si scontrano per caso con un ostacolo umano. Allora prendiamo coscienza del fatto che il delitto lo consuma chiunque guidi senza prudenza, senza averci mai pensato che poteva accadere, senza arrendersi allo stesso timore da cui talvolta è preso di fare un brutto incidente. Nessuno, mettendosi alla guida, pensa di poter commettere un delitto. Nessuno considera un delitto un attimo di distrazione o di coglioneria. Finché il delitto non viene premeditato non è tale. Io dico invece che lo commettiamo quando sappiamo di commettere un’imprudenza, anche se ci va bene. Il fatto che si torni a casa senza aver ammazzato nessuno, non vuol dire che abbiamo messo in atto tutta l’attenzione perché ciò non accadesse. A casa tiriamo un sospiro di sollievo, ma questa è la prova che ci siamo lasciati prendere la mano dalla velocità, magari per forzare il motore, sentirlo cantare, o semplicemente perché chissenefrega.

Delitti di questo genere ce li portiamo a spasso, li sosteniamo, non ce ne rendiamo conto finché non si realizzano. E naturalmente la tendenza è quella di addebitarli al Caso. Guai se ne avessimo piena coscienza, che vorrebbe dire attaccarseli. Suonerebbe diverso se dicessi che, a volte – alla guida – siamo spietati con noi stessi e, di conseguenza, anche con chi capita?
Ma la strada è la strada e sulla strada, di notte, si incontrano solo ombre, ombre che guidano (guizzano) in un senso o nell’altro.

(Ma non siamo noi che aiutiamo il Caso a realizzarsi?)


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