Jean Paul, GIORNALE DI BORDO DELL’AERONAUTA GIANNOZZO

di Beppe Ottone

jean-paul-2pp.101-113 “..Chiusi come siamo in quest’astuccio dell’io, del nostro corpo, anche se respiriamo soltanto l’aria pura di lago del lago d’aria, abbiamo pur sempre bisogno di qualche quattrino. Con un vento di sud-sud-ovest che portava verso il Baltico, quale valente capitano d’aeronave non avrebbe assolutamente evitato d’atterrare a Ulrichsschlag, se in questa città non abitasse purtroppo un suo prozio al quale può presentare una prima di cambio?..Il mattino dopo portai la mia cambiale a Franeker, dove abitava mio zio..Un visetto, vecchio e sorridente, rotondo, tutto segnato di righe, fluttuante come un rosso d’uovo nello spesso albume della parrucca e posato sopra un corpo minuscolo, mi tolse di mano con molti complimenti la prima di cambio chiedendomi – non gli avevo ancora detto il mio nome – se il pagamento fosse da effettuarsi all’ordine. – Sono Giannozzo in persona e voi siete il mio signor prozio – dissi.. Ripassai a cavallo attraverso il corridoio dopo esser stato invitato per il giorno successivo a un pranzo giubilare o quinquennale: egli offre infatti un banchetto ogni cinque anni..
Dopo mangiato il mio prozio – che aveva due bicchieri di vino nella sua vecchia testa – mi prese gentilmente da parte e mi pregò di rivelargli senza alcun timore a che scopo io mirassi veramente con quei miei esperimenti aeronautici. – Io? – dissi. – Non ho nessuno scopo, voglio soltanto divertirmi! -..
Oggi al ‘Ghiottone’ non riuscirei a scrivere più neanche una riga nel mio giornale di bordo, ma voglio appuntarvi dentro una legge contro gli sprechi che sta bene a questo punto e che io nella mia qualità di segretario minutante ho redatto:
Ordinanza sull’abbigliamento di tutti il libri
residenti nel nostro paese
Noi, ecc. ecc. andiamo osservando con estremo dispiacere il propagarsi del lusso nei nostri Stati..I libri ostentano un lusso evidente e smodato nel loro abbigliamento..Non sono più gli antichi libri in folio, anche se parlano lo stesso linguaggio..Ma sono i venditori ambulanti del nuovo anno e i bene auguranti, ossia gli almanacchi, a dare il maggior scandalo..Queste creature sono dei veri e propri crostacei, sempre chiuse in casette di scorza o abitacoli, dentro portantine, corsetti elastici o piccoli astucci, dai quali li osi riesce a tirar fuori soltanto prendendoli per il lembo variopinto della loro sciarpa o del loro nastro d’onorificenza. Noi ecc.ecc. non possiamo più assistere passivamente al fatto che l’oro e il colore, usati un tempo dal crisografo e rubricatore per la parte interna dei libri, ora vengono appiccicati ai libri solo all’esterno – che con quella buona pelle che servirebbe agli uomini per fare calzoni, tamburi e taccuini, ora si rivestano i libri – che la carta migliore e più robusta, anziché avvolgere utili merci patriottiche, serva a rilegare i libri, con i quali invece si dovrebbero avvolgere le suddette merci – e che questa moda scellerata stia diffondendosi qui come a Londra..”

pp.127-146 “Sto volando proprio verso le montagne della Svizzera, ma le nuvole di temporale che s’aggirano qua e là come drappelli nemici attraggono il mio globo e lo costringono a frequenti congiunzioni con la terra. Stamattina sono sceso alle terme di Herrenleis, dove ora mi trovo..Qui c’è la principessa Candide, elogiata da tutti, per la quale si vorrebbe organizzare ogni giorno qualcosa, tanto più dunque per il giorno del suo compleanno..Tutta la nobiltà termale ritenne doveroso festeggiare la bella principessa e il suo compleanno recitando per lei quel giorno, in costumi contadini, una scena di nozze fra contadini boemi; io m’offrii per la parte di predicatore nuziale, potendo usare il mio mantello verde come fosse il mantello copulatorio di Norimberga. Il corteo si mosse – alcune contadine erano angeli e gigli – il contorno dei contadini invece assomigliava piuttosto a una filza di pere secche, erano gamberi in muta, ossia solo esseri mollicci come uova sotto la maschera e la corazza dei gusci..
Il vento spira fresco e diritto e io stasera potrò senz’altro sbarcare su un pascolo alpino, purché me ne stia tutto il giorno quassù a scrivere e a mangiare. Farò proprio così: la mia nave è un vero battello di vettovaglie a pieno carico. Alla lunga, tuttavia, i cibi e le bevande fanno addirittura salire verso l’alto l’uomo e la sua nave. Nel mio intimo però è rimasto ancora un tempo afoso, frutto di sogni tormentosi su cui per tutta la notte ho cercato invano d’arrampicarmi come se camminassi su un’ardente, scivolosa, sfuggente cenere di Vesuvio per arrivare ad un luogo solido e piano..All’orizzonte sta crescendo un semicerchio di vulcani fatto di dentate nuvole temporalesche. Sento tuonare da lontano. Sui ghiacciai dimora il lungo e bel fulgore del sole di mezzogiorno e io spero d’arrivare ad aggrapparmi alle montagne prima del temporale..Il tuono s’avvicina con rimbombo sempre più forte e pieno, eppure le bianche montagne del temporale sono ancora così basse nel cielo. – Diavolo! Il tuono è quello d’una battaglia! – Vedo schiere di soldati passare al galoppo sulle colline – contadini che corrono – un villaggio in fiamme sembra un fuoco di guardia – in un giardino vedo cavalli morti e un bambino che porta via il braccio d’un cadavere. Adesso vedo la pianura e i cumuli di fumo che s’alzano da quell’inferno in fiamme. Che voglia di buttarmici dentro! Il mio vento passa proprio sopra l’oscuro e largo letto di morte dei popoli e io voglio scendere in questi vapori accesi e schiumare anch’io come un pover’uomo qualunque..
La perdita di peso mi fece salire all’improvviso nel cielo azzurro..Che giornata meravigliosa! Già mi si avvicinano le sfavillanti montagne della Svizzera con i loro abissi e con le loro vette e rovesciano giù l’acqua del Reno, ma alle mie spalle intanto salgono veloci nel cielo nubi temporalesche e tacciono rabbiose; i venti spirano sempre più lenti e mi muovono appena..Davanti a quello splendido mondo io volevo abbassarmi più profondamente, ma non ci riuscii: il collegamento fra le valvole dell’aria s’era spezzato per la violenza con cui le avevo aperte. Se prima dell’arrivo del temporale i venti non mi depositano su un’alpe, potrò salvarmi solo squarciando il pallone..Oggi mi toccherà morire, credo, il grande temporale mi ghermirà. Ebbene, morrò volentieri, o Essere nascosto sopra di me; al cospetto delle montagne, del sole e della volta azzurra il mio spirito lascerà volentieri la capanna che l’opprime e volerà nel tempio libero e immenso. Quest’ora rosseggiante di sole e questa terra di montagne, ecco io le imprimo ancora una volta profondamente nel mio cuore fremente, e poi che il cuore vada pure a spezzarsi dove meglio vorrà!..
Nessun fulmine ancora, afa soltanto!..Oh, la mia barca di Caronte è stata trascinata via in mezzo alla caligine fumigante! Non vedo più nulla..Con tutto il furore voglio suonare il mio corno da postiglione nella tempesta, come il vostro Mozart nel suo Don Giovanni, e far credere a quegli ipocriti laggiù che sia iniziato il Giudizio Universale -..
L’amico di Giannozzo mi fece in semplici parole – il suo cuore era ancora troppo abbattuto dal dolore – il seguente resoconto della morte del magnanimo giovane: – Io e alcuni altri sentimmo effettivamente un suono strano, non armonioso, isolato, tagliente, provenire dall’oscura volta delle nubi. Poi quest’ultima fu squarciata dal fragore d’uno schianto: poco lontano da noi volò giù su un prato il pallone sfracellato e la navicella che vi era appesa. Riconobbi immediatamente il mio caro amico. Il suo braccio destro e la sua bocca erano spazzati via, il corno in parte fuso, i suoi sopraccigli, un tempo così lunghi e alti sopra gli occhi, erano bruciati, spariti, la faccia aveva una smorfia di profonda rabbia; tutto il resto era intatto..”

giornJean Paul, GIORNALE DI BORDO DELL’AERONAUTA GIANNOZZO, a c. di Eugenio Bernardi,
Postfazione: ‘Il briccone in mongolfiera’, pp.159-176, di Eugenio Bernardi, Milano, Adelphi, 1981, pp.1-176

Romanzo di Jean-Paul [pseudonimo di Jean-Paul Richter (1763-1825)]
p.11 Primo viaggio..- p.137 Quattordicesimo viaggio
p.147 Note


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