La donna e le sue cose

sangre-menstrualHo le mie cose, dice lei. L’uomo intende che per qualche giorno deve starle alla larga perché ha il ciclo. La maggior parte degli uomini, di queste sue cose, non ha mai inteso granché. Sangue che cola. Non l’ha mai visto. La donna si preoccupa di tagliarlo fuori da queste sue cose, non ha mai detto nemmeno “sto sanguinando”, quasi volesse allontanare da sé il l’immagine di una bestia ferita. L’unica cosa che si riesce a vedere di queste sue cose è quel fiore rosso sul fondo del water anche dopo aver tirato lo scarico, un fiore che riposa lì per qualche tempo, vivido, creaturale.

Tutto quello che l’uomo comune sa di queste sue cose è che sono in anticipo o in ritardo e che, superata una certa età, non vengono più. La donna fa tutto quello che le hanno insegnato per tenere l’uomo lontano dalle sue cose. Ha sempre gli assorbenti a portata di mano, e quando sono sporchi li sottrae alla vista dell’uomo – il quale potrebbe sapere di queste sue cose quando l’accosta, a letto. Dopodiché si gira dall’altro lato.

Le mestruazioni sono un argomento in cui mi sono imbattuto rare volte per sentirmi dire che, con queste sue cose, la donna nell’antichità veniva considerata impura. Per cui era meglio non toccarla. L’emorragia, il sangue che colava tra le gambe, era sinonimo di dispersione, vita che si perde, di conseguenza era meglio starle alla larga – si temeva il contagio in un mondo in cui la magia era la medicina che faceva prevenzione, e si era portati a tenere sotto controllo i fattori simpatetici: come dire che nelle vicinanze del sangue che cola tra le cosce, altro sangue (non sempre femminile) poteva essere indotto ad uscire e disperdersi.

Anche oggi la donna che ha le sue cose non se la cava molto bene, in qualche modo sottile viene tenuta in soggezione nella nostra società, si sente tagliata fuori e non è solo costretta a viaggiare con gli assorbenti nella borsa, deve anche rinunciare a presenziare situazioni in cui non abbia sotto controllo il suo sangue: vale a dire che è pregata di evitarne il contatto, sia pure soltanto visivo, ma farebbe meglio anche a preoccuparsi che non se ne abbia il sentore. (E che nessuno si chieda se quella macchiolina sul sedile del passeggero non sia un petalo caduto dalle sue cose).

Oggi che le storie femminili risuonano nel mondo con il loro carico di tristezza e di rabbia per come sono state compromesse nei ruoli verso cui aspirano e aspiravano, è assai probabile che si cerchi di trovare le parole per raccontare le sue cose col pudore di sempre ma senza doversi negare a un incontro.

VOGUE
Insieme ad artiste e scrittrici femministe, modelle come Natalia Vodianova e Adwoa Aboah capeggiano una nuova RIVOLUZIONE MESTRUALE. Per liberare le donne dalla vergogna del ciclo.


Vito Ventrella

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