La felicità dei reati-peccati

nessun rumore

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Leggo su la Repubblica di oggi “i peccati ecologici all’interno del codice di diritto canonico. I padri sinodali riuniti in Vaticano per l’assise sull’Amazzonia, chiedono che la Chiesa riconosca in modo formale che è peccato, per chi ha fede, tradire l’ambiente, bistrattarlo, non averne rispetto.”
Come dire che chi non ha fede si salva dal peccato se dovesse compierlo, anzi chi non ha fede non commette peccato alcuno bistrattando l’ambiente. Commette infrazione? Dipende. Se stacca un fiorellino da una siepe è un cara persona, se strappa un alberello con le radici dal terreno non commette un delitto se questo alberello nuoce a che chi ce l’ha davanti e non vede ciò che è meglio se fosse bene visibile: per esempio ci sono degli alberi o rami di arbusti che occultano un segnale stradale. Sarebbe un diritto estirparli senza chiedere il permesso a nessuno?

E chi schiaccia un fiorellino che esce indomito dall’asfalto, commette peccato? – soprattutto se è accertato che detto fiorellino non intralcia il passo. Ci sono terreni acquistati dalle maestranze per costruirvi case od altro e poi abbandonati in mancanza di non so cosa, forse un permesso. In questi terreni gli alberi esistenti non vengono più curati potati eccetera. Queste piante crescono su se stesse, disordinate, non fruttificano bene, però sono utili agli uccelli che vi fanno il nido. Qui l’arruffio trova una dimensione “umana” visto che non sono soltanto i cani le ultime care persone che si sono aggiunte all’umanità peccatrice.

Oppure gli unici peccatori sono tra quelli che deforestano l’Amazzonia? I quali potrebbero difendersi dicendo, noi non abbiamo fede in Dio. Ma chi non ha fede in Dio può calpestare la natura sia arborea che animale senza dover rispondere di alcun peccato? Per i reati lasciamo perdere, entrano ed escono dai peccati con molta felicità.


Vito Ventrella

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