La leggerezza della natura

Vito Ventrella

tayLGBT, la sigla sta per lesbiche gay, bisessuali transessuali, e un utente di Instagram accusa Taylor Mega – per me una sconosciuta come tante altre, – di aver danneggiato tale comunità per aver baciato una donna in pubblico, Giorgia Caldarulo, che io non conosco. Vent’anni fa sarebbe stato difficile perfino annusarle certe cose e si chiamavano ficcanaso quelli che ci rimestavano. Oggi sono utenti di Instagram od altra piattaforma che raccoglie frequentatori, cioè gente che non sa a chi come o dove appartenersi – non c’è più la piazza – e sfocia in quanto fiume rigagnolo in queste dimensioni digitali.

Carina la risposta della signorina Taylor, lei dice che avere un tantino di donna o di maschio in sé, quindi una leggerezza della natura, non va trattato con certi paroloni come tradimento – cioè ammette di non essere un’opera lirica. Ha un mix di maschilità, e allora?

Ma no, la questione è un’altra. Questo mix non deve affiorare in pubblico, le si dice. Ridicolo. Lei rivendica che proprio in pubblico la cosa debba affiorare, perché sia ritenuto lecito: come è desiderio della comunità. “Comunità” non è parola da prendere alla leggera. Quando questa si sia formata, vuol dire che si è data delle leggi, anche se non scritte. E la comunità non dice che certi mix di maschilità femminilità debbano essere esibiti in privato. Non esiste una comunità privata. La si è fondata per rendere pubblico ciò che prima si faceva di nascosto.

Altro è se certe cose piace farle, quanto a vederle, non si può impedire di farle vedere. Le sigle e le comunità vanno rispettate. A dispetto di quelli che amano o no che ci si baci in pubblico. E la leggerezza della natura? Va amata. L’importante è non essere volgari.

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