La normalità di chi si è salvato senza sapere di essersi salvato…

Intimo donna - 70x90, 2018 di Vito Ventrella

Intimo donna – 70×100, 2018, olio e digitale
di Vito Ventrella

Vito Ventrella

Ponti che crollano. Tir in fiamme. Politiche intese a sbarazzarsi dell’avversario. Scioperi. Incendi. Eppure il comportamento dell’uomo non cambia. E se non cambia le disgrazie si inseguono. Neanche esse cambiano. Ci attendono sulla porta di casa, al valico, al mare, in autostrada. Ovunque arriva il nostro pensiero. Se l’epoca in cui viviamo sognasse qualche attimo di tranquillità, ci sarebbe chi le squarcerebbe il cuore pur di cavalcarla o accavallarla così com’è, fratricida assai, benigna poco o mai.

Sono morte le epoche – anni 40’, 50’ 60, 70 – in cui si dava ascolto al tempo – lo si guardava così come si guarda un agnellino che deve crescere e che ha bisogno della calma di una mammella, che se è troppo ballerina, addio.
Comunicare col tempo? Ci si provava. Quando lo si percepiva come un compagno da ascoltare: della serie, ci conviene aspettare. Mettiamoci di lato. Come se il tempo fosse stato una strada. Non è il momento di partire.

Oggi no, ciò che si era deciso di fare lo si fa a dispetto del tempo, che piova nevichi o scaldi troppo. Ci si fida dei mezzi, sempre più perfezionati. Quel che si deve fare, lo si fa prima che lo facciano gli altri, in materia di commercio, arte, manifattura.

Oggi un’auto brucia sull’asfalto? Ok, di qua non si avverte odore di bruciato, si parte alla conquista del mondo.
Parti sparato e magari ti va pure bene attraversando mille pericoli. Quali? Non lo saprai mai finché non ti entrano negli occhi. Torni a casa, sei vivo, ma non per miracolo, è normale. La normalità di chi si è salvato senza sapere di essersi salvato non è normale.
Il tempo? Lo si sciupa. Ce n’è tanto. C’è più tempo che spazio. No, forse è il contrario. Come fai a sapere se c’è tempo se non misuri anche lo spazio? Quando parti ti tuffi nel tempo e ti tuffi anche nello spazio. È così?


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