Le sardine italiane sono tante e ben disegnate

sardineLe sardine sono una prelibatezza portoghese. Basta entrare in uno di quei locali chiamati tascas e ve le servono sul fondo di un tino, fritte ovviamente. Le sardine italiane, quelle che sono state sbandierate nelle nostre piazze non sono fritte, sono un linguaggio che si distacca, nelle intenzioni, da altri tipi di linguaggio, come quello salviniano che tutti conoscono: marcio fino all’osso di propaganda anti buonismo, anti emigrati, anti Ius soli (in lingua latina «diritto del suolo») un’espressione giuridica che indica l’acquisizione della cittadinanza di un dato paese come conseguenza del fatto giuridico di essere nati sul suo territorio, indipendentemente dalla cittadinanza dei genitori.

Le sardine – fresche – contro le teste calde che governerebbero il territorio a forza di calci nel sedere. Per carità, qualche calco ci sta. Non ci sta la violenza dei toni e le offese gratuite. Le sardine impongono una svolta nel modo di sentire la politica: anzi sono pronte, come lo sono stati i 5Stelle agli albori, ad entrare in politica. Ben vengano se le idee sono quelle che sono state espresse nelle piazze e in tivù. Non è bello né giusto dire che la loro presenza ci indica una nazione che va di qua e di là a seconda delle bandierine. Il vento si può fermare in un progetto più grande di quello che viene annunciato, ma non dovrebbe essere quello di mettere nell’angolo la politica, perché senza di essa persiste soltanto un guazzabuglio di interessi.
La politica come discernimento, cosa di cui non si sente dire. Ma cos’altro può essere? Il discernimento confina con la necessità e la saggezza – quindi con tutti gli accordi che si possono prendere per alleviare le sofferenze del prossimo. Una botta di religiosità in politica che non sia semplicemente prosternarsi davanti a un crocifisso o imbastirlo di aloni mistificatori, non sarebbe male. A meno che non si voglia vedere nelle sardine una nuova religio, prendendo luce dalle più piccole creature, le più indifese, sì da illuminare il panorama italico funestato di padroni, padroncini, delinquenti che impediscono l’iniziativa comune, senza togliere nulla ai singoli volonterosi, giovani e pieni di entusiasmo.

Comunque è necessario distogliere dalla mente l’immagine della sardina per ottenere le sardine come movimento, pluralità. Non vorrei che la gente si senta presa a pesci in faccia. Il mondo, sia pure quello digitale, abbonda di tante stupide faccine, il che non fa sorridere.


Vito Ventrella

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