ALL’Egitto di Al Sisi:liberate Patrick Zaky

al siL’Egitto non è più da tempo la patria dei geroglifici, (alcuni autori fanno coincidere la fine della storia dell’Egitto con la morte di Cleopatra), del Graffito di Esmet-Akhom, delle rive del Nilo, della tomba di Tutankhamon, delle sue splendide Piramidi, è lo staterello nelle mani di un generale, Al Sisi, che non è all’altezza dei suoi compiti e siccome lo sa lo nasconde dietro il terrore che deve (secondo lui) suscitare negli altri il suo nome e dietro il quale cela anche il proprio di venire preso e spogliato di tutte le comodità, diciamo le comodità che offre il potere.

Dopo aver fatto fuori uno studente italiano, Regeni, colpevole di chissà quale tremendo delitto che in tutti questi anni nessuno è riuscito capire, (forse l’avrà capito il Nostro Governo che non ha mosso un dito per arrestare la macchina delittuosa e ingiuriosa che il presidente Al Sisi ha messo in moto per eliminare Regeni), adesso se la prende con un altro studente reo, boh, di seminare il terrore – con che cosa?

Ogni volta che nella società egiziana c’è una turbolenza, si becca un ragazzo che ha tutta l’aria di essere studioso, e lo si mortifica con sospetti e accuse finché non viene fuori che il tizio fa politica. E con ciò? È quello che ci si aspetta da un giovane che va a scuola, legge, frequenta l’Università e compagnia bella.

No, Al Sisi non è l’uomo forte, se lo fosse sul serio non si preoccuperebbe di quello che pensa uno studente. Fatto sta che è, al contrario, così pavido che ha paura anche delle preghiere sottovoce, guai a sussurrare qualcosa all’orecchio del vicino, fatelo e Al Sisi va in pallone. Il caso Regeni insegna. Non vorrei essere ora nei panni di quello studente, Zaky, arrestato perché studiava in Italia, la patria dei rivoltosi!

Cioè dove tutti parlano bene e male di tutti perché in un’Italia caritatevole e con la pancia piena tutto questo è possibile.


Vito Ventrella

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