L’espediente, favori in corso, pretese

mandorlo-ugoL’espediente
Sempre più spregiudicati gli stranieri che non intendono lavorare e sfruttano la buona disposizione d’animo con cui alcuni strati della popolazione assorbono quanti tra noi vivono di espedienti. L’espediente, solo per affacciarsi sul “mercato”, ha bisogno di un fondo di anarchia.
È grazie a questa che si accolgono proposte che sfuggono all’ufficializzazione e che creano un mercato fatto di convenienze e soprusi. Raccogli del ferro e non vendi al miglior offerente, ma a chi non figura come acquirente. Il quale a sua volta smercia il materiale a qualcun altro che è in regola con la partita Iva. L’Italia si rivela terra di passaggi, che il più delle volte restano oscuri.
L’espediente a volte prende perfino la forma di un libro in cui vengono racchiuse raccolte di parole, di frasi, slogan, proverbi, detti, aforismi, un genere che, con tutta la buona volontà di chi lo pratica, indica la scorciatoia che si trova quasi sempre associata all’espediente, quell’inventarsi qualcosa da fare lì per lì, che è la via più breve, la meno costosa e la più immediata per sbarcare il lunario o procurarsi visibilità. L’espediente è quello di chi a Pasqua incrocia e inargenta le palme e le esibisce sul banchetto, a Natale ostenta la barba di babbo Natale e intasa con falsa bontà.
L’espediente che ha dell’illecito e fin troppo spregiudicato è quello dello straniero che fa segno di rallentare reggendo una bandiera rossa sotto il ponte dove di solito parcheggia una prostituta. Se non lo hai capito in tempo deceleri e ti aspetti da un momento all’altro di vedere dei lavori in corso che invece non ci sono lungo la strada.

Lavori in corso

Questi lavori erano quelli che prima ti obbligavano a qualche slalom. Erano perfettamente visibili, coprivano un breve tratto di strada o qualche chilometro, erano ben contrassegnati e facevano perfino da guida a chi non ama la velocità e sogna di essere “portato” da una autorità semiologica che ti deposita sano e salvo alla meta. Adesso, dopo l’ascolto delle intercettazioni, si scopre che i lavori in corso fanno rima coi favori in corso. Non si capisce più che cosa è lecito eliminare dalla pratica, i favori, il corso, i lavori. La gente ama i favori, ama il corso per passeggiarvi, non disdegna il lavoro. Per cui è sempre molto difficile non dico accusare una persona di avere dei favori in corso, ma indignarsi per questo. Chi è che non ama, non sogna i favori? Suppongo siano in discreto aumento chi li pretende.

Le pretese

Queste, spiegano perché ci ritroviamo ad ogni stagione di fronte a determinati delitti. La pretesa è qualcosa che nasce dall’aver constatato che in politica e negli affari di turno c’erano delle intese che a noi sono sfuggite per puro caso. Bastardo. Come pensi di sopravvivere se non vai a caccia di intese? Ti studi il profilo dell’indagato e vedi che il tizio sui giornali e nel filmato non muove un muscolo, sempre con gli occhiali sul naso, non ti pensa neanche, ha già messo da parte il tesoretto all’estero o sotto il mattone benedetto di una sacrestia.
Tu vali molto più di lui, eppure nessuno se ne è accorto. Come mai? Eppure avevi gli stessi occhiali sul naso. Adesso alla prima occasione ti rifai, cioè ti candidi, ti fai eleggere e poi ti fai corrompere. Questo è quello che si chiama l’iter per tenersi al passo. La giustizia è lenta. Finché scoprirà che hai gli stessi occhiali di quell’altro passerà del tempo.


Vito Ventrella

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