Lo spread, idolo pagano

è bello veder sorridere Tria

è bello veder sorridere Tria

Qualche giorno fa Di Maio ha detto qualcosa di molto interessante, ha detto che non bisogna legarsi anima e corpo allo spread. Non ha detto proprio così ma il senso era questo. In un certo senso invitava le persone a non guardarlo – se guardarlo vuol dire mentre va su e giù, un movimento poco gradevole per lo stomaco. Mica siamo stati deportati su di un traghetto che affronta il mare in tempesta!

Fa pensare di Maio. Che cos’è lo spread? Una parolina. Neanche italiana. Ci si è ribellati a ben altre leggi – ammesso che lo spread sia una legge. Sembra uno spruzzo di saliva. Chi guarda allo spread non è un cristiano. È simile a chi adora un idolo, ma certo. E chi invoca l’idolatria dello spread è un pagano, come quegli che in attesa che Mosè scendesse dal monte Sinai con le tavole, si abbandonarono alle crapule. Ma bravo, Di Maio, lui sì che è un ribelle, un rivoluzionario, c’è dello scrittore in lui, del poeta, del Mosé, del Cristo.

Magari cozza contro il senso comune che vuole lo Spread faro che illumina le miglia che son da farsi per pareggiare i conti e raggiungere un porto sicuro. Ma vogliamo mettere il senso comune di un banchiere che si fa prendere dal timore dello spread come dal diavolo, e quello di un apostolo per il quale guardare lo spread è come giocane con i palloncini che vanno in alto e poi si abbassano di colpo spiaccicandosi sulla testa di qualche ben pensante?

Basta con tutti questi paganesimi, dice Di Maio. Spread, Pil eccetera. Robaccia. Opacità. Lo spread se c’è non va guardato. Se uno guarda lo spread perde la vista oppure perde di vista la strada, il bambino che va a scuola e deve arrivarci senza spread.
Con le sue gambe. Appunto. Ma com’è difficile spiegare certe cose. Lo spread è inguardabile. È inutile insistere.Si possono vivere cento e più anni senza guardare certe cose.


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