Ma tu lo sai che…

meduVito Ventrella
Ma tu lo sai che a Modugno c’è il sedici per cento di inquinamento, dice la donna alle persone che si sono fermate a parlare con lei per la strada. Forse chi ascolta non conosce le cifre, ma la traccia di questo inquinamento resta – resta almeno finché non avrà girato l’angolo. Magari il discorso è nato dal fatto che qualcuno di sua conoscenza si è ammalato ai polmoni o roba del genere.

È così, l’inquinamento esiste solo quando ci si ammala di qualcosa che è nell’aria: nell’aria c’è la vita e la morte. Ma questa seconda cosa suona estranea, priva di senso, a meno che non si presenti qualcuno con le tabelle alla mano e ti dica, vedi, questi sono i morti dell’aria inquinata.
Se non leggi certe cose non esistono. Non puoi trovare scritto nell’aria Numerosi studi epidemiologici hanno dimostrato che valori di PM10 pari a 50μg/m3 causano un incremento della mortalità giornaliera pari al 3%, soprattutto tra bambini, anziani e malati cronici.

A volte, rasentando un’aiuola ti capita perfino di avvertire un profumo d’erba, soprattutto se appena tagliata. Profuma anche la vita tagliata, spettinata? La vita lacera ammalata non profuma se non ce lo metti tu un odore di buono. Fosse pure quello del tè. E magari è per questo che certe volte ti sei fermato davanti ad una aiuola a respirare l’odore della mentuccia, devi staccarne una fogliolina e avvicinarla al naso se vuoi avvertirne il profumo. Ma chi è che ha il tempo, la disposizione a fare queste cose? Eppure l’inquinamento atmosferico nasce pure dal fatto che non abbiamo tempo di farci entrare certi pensieri nel nostro modo di procedere, tutto ciò che ci dà veramente da vivere è tagliato fuori da una profonda considerazione.
Ma quando mai prenderesti una fogliolina di mentuccia e la terresti stretta tra le dita? È un gesto vacuo, da stolido.
Per vivere d’aria – anche inquinata – bisogna essere dei vecchi che non abbiano nulla da fare.

(ANSA –  martedì 15 ottobre 2019. Primo trapianto di vertebre umane al mondo

È la prima volta al mondo: in Emilia-Romagna, all’Istituto ortopedico Rizzoli di Bologna, una parte di colonna vertebrale è stata sostituita da quattro vertebre umane, conservate nella Banca del Tessuto Muscolo-scheletrico della regione. L’intervento è stato eseguito il 6 settembre su un paziente di 77 anni colpito da cordoma, forma maligna di tumore osseo. A guidare l’equipe il direttore della Chirurgia vertebrale a indirizzo oncologico e degenerativo del Rizzoli, Alessandro Gasbarrini.)


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