Marcel Proust, ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO

19figurini-alla-ricerca-del-tempo-perdutodi Beppe Ottone

p.398 “..Alla mia scampanellata, Francose entrò: – Ero molto angustiata – mi disse – che il signore oggi tardasse tanto a suonare. Non sapevo che cosa fare. Stamane, alle otto, la signorina Albertine m’ha chiesto i suoi bauli, non osavo dirle di no, e avevo paura che il signore mi sgridasse, se l’avevo svegliato. Ho cercato di catechismarla, di convincerla ad aspettare un’ora, sperando sempre che il signore suonasse; lei non ha voluto: m’ha lasciato questa lettera per il signore, e alle nove è partita. -.. – Ah! sta bene. Grazie, Francoise. Naturalmente, avete fatto benissimo a non svegliarmi; lasciatemi solo un minuto, vi richiamerò tra poco.”

p.457 “..Abbandonai ogni fierezza verso Albertine, le spedii un telegramma disperato che le chiedeva di tornare a qualsiasi condizione, che essa avrebbe potuto fare tutto quel che avesse voluto, che soltanto chiedevo di poterla baciare per un minuto tre volte la settimana prima che prendesse sonno. E, se lei avesse posto come condizione una volta sola, avrei accettato anche una volta.
Non tornò mai. il mio telegramma era appena partito che ne ricevetti uno. Era della signora Bontemps. Il mondo non è creato una volta per tutte per ciascuno di noi. Nel corso della vita vi si aggiungono cose che non potevamo sospettare. Ah, non fu già la soppressione della sofferenza quel che produssero in me le due prime righe di quel telegramma: – Mio povero amico, la nostra piccola Albertine non è più, perdonatemi, questa cosa orribile, di doverla dire a voi che l’amavate tanto. Il suo cavallo, durante una passeggiata, l’ha scagliata contro un albero. Tutti i nostri sforzi non han potuto rianimarla..”

p.487 “..La mia separazione da Albertine, il giorno che Francoise m’aveva detto: – La signorina Albertine se n’è andata – era come un’allegoria di tante altre separazioni. Perché assai spesso per farci scoprire che siamo innamorati, forse anche perché lo diventiamo, bisogna che arrivi il giorno della separazione..”

pp.1017-1034
“..Non potremmo raccontare i nostri rapporti con un essere, anche se l’abbiamo frequentato poco, senza far susseguire i luoghi più diversi della nostra vita. Così ogni individuo – ed ero io stesso uno di questi individui – mi dava la misura della durata, grazie alla rivoluzione che aveva compiuta non solo intorno a sé, ma anche intorno ad altri, e in special modo grazie ai punti che aveva successivamente occupati rispetto a me. E, senza dubbio, tutti quei piani diversi sui quali il Tempo..disponeva la mia vita.., aggiungevano una bellezza nuova alle resurrezioni operate dalla mia memoria, mentre stavo solo a pensare nella biblioteca, poiché la memoria, introducendo il passato nel presente senza alterarlo, qual era nel momento in cui era esso il presente, sopprime appunto quella grande dimensione del Tempo secondo la quale si attua la vita..
D’altronde, che noi occupiamo un posto ognora accresciuto nel Tempo, tutti lo sentono, e questa unanimità poteva soltanto rallegrarmi, perché è la verità, la verità sospettata da ognuno, e che io dovevo cercare di delucidare. Non solo tutti sentono che occupiamo un posto nel Tempo, ma tale posto, anche la persona più semplice, riesce approssimativamente a misurarlo come misurerebbe quello che occupiamo nello spazio, dacché certe persone, non dotate d’una particolare perspicacia, scorgendo due uomini che non conoscono, tutti e due coi baffi neri o glabri, dicono che sono due uomini, l’uno di venti, l’altro di quarant’anni. Certo, in tale valutazione sbagliamo spesso, ma il fatto che l’abbiamo creduta possibile significa che abbiamo concepito l’età come qualcosa di commensurabile. Nel secondo uomo dai baffi neri, si sono aggiunti effettivamente vent’anni di più..
Provavo un senso di stanchezza e di sgomento nel sentire che tutto quel Tempo, così lungo, non solo era stato ininterrottamente vissuto, pensato, secreto da me, che era la mia vita, che era me stesso, ma che per di più dovevo tenerlo in ogni minuto attaccato a me, che esso mi sorreggeva, appollaiato sul suo apice vertiginoso, e che non potevo muovermi senza spostarlo..
Capivo adesso perché il duca di Guermantes, che avevo ammirato, guardandolo seduto su una sedia, nello scorgerlo così poco invecchiato, pur avendo sotto di sé tanti anni più di me, non appena s’era alzato e aveva tentato di reggersi ritto, avesse barcollato su due gambe vacillanti come quelle di certi vecchi arcivescovi sui quali nulla v’è più di solido tranne la croce metallica, e intorno ai quali si dàn premura i giovani seminaristi solleciti, e perché avesse proceduto poi tremando come una foglia, sulla vetta poco praticabile dei suoi ottantatre anni, come se gli uomini fossero appollaiati sopra vivi trampoli, crescenti senza posa, a volte più alti dei campanili, tali da render loro difficile e periglioso il camminare, e da cui, d’improvviso, precipitan giù. Mi sgomentava il pensiero che i miei fossero già così alti sotto i miei passi; mi sembrava che non avrei avuto la forza di tenere ancora avvinto a me quel passato che discendeva già così lontano,..età così lontane l’una dall’altra, tra le quali tanti giorni sono giunti ad interporsi, – nel Tempo.”

perduMarcel Proust, ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO, vol.III°, Torino, Einaudi, 1961, pp.1-1144

p.1 LA PRIGIONIERA
p.399 LA FUGGITIVA
p.671 IL TEMPO RITROVATO
p.1035 Sommario
p.1053 Indice dei personaggi e dei nomi
p.1123 Indice dei nomi geografici


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