Marcel Proust, ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO – VOLUME PRIMO

di Beppe Ottone

Ricette letterarie: Madeleines alle mandorle

Ricette letterarie: Madeleines alle mandorle

Proust grandissimo affabulatore (overdose di similitudini e d’Incisi).
Tra “Un amore di Swann” e “Nomi di paesi: il nome” passa, senza transizione, dall’amore in nuce di Swann per la cocotte Odette de Crecy al frutto della loro unione: la piccola Gilberte.

“..A Combray Il campanile di Saint-Hilaire a tutte le occupazioni, a tutte le ore, a tutti i punti di vista della città dava un aspetto, un compimento, una consacrazione..
E oggi ancora, se in una città grande di provincia o in un quartiere di Parigi che conosco poco, un passante che m’ha indicato la via m’addita come punto di riferimento la torre d’un ospedale o il campanile d’un convento che levi la punta del suo berretto ecclesiastico all’angolo della strada che devo percorrere, se la mia memoria possa trovarvi confusamente qualche tratto di rassomiglianza con la figura cara e scomparsa, il passante, volgendo il capo ad accertarsi ch’io non mi perda più, potrà, con sua meraviglia, vedermi restare lì davanti al campanile, dimentico della passeggiata intrapresa o dell’affare improrogabile, per ore intere, immobile, sforzandomi di ricordare, sentendo in fondo a me le terre riconquistate all’oblio prosciugarsi e riedificarsi, e senza dubbio allora, e più ansiosamente che poco prima quando lo pregavo di ragguagliarmi, cerco ancora la strada, svolto in una via…ma…nel mio cuore..”

“..Il giorno dell’esordio di Swann, i Verdurin [i coniugi, a capo a Parigi d’un piccolo clan aperto alla “buona borghesia”: Swann, il dottor Cottard e agli artisti] avevano avuto a pranzo il dottore e la signora Cottard, il giovane pianista e sua zia, e il pittore che allora godeva dei loro favori, ai quali s’era aggiunto nel corso della serata qualche altro fedele..
Il pittore, nel pomeriggio, era andato a visitare la mostra d’un artista, amico della signora Verdurin, morto recentemente; e Swann avrebbe voluto sapere da lui (giacché apprezzava il suo gusto) se davvero nelle sue ultime opere c’era qualcosa di più del virtuosismo che già faceva stupire nelle precedenti..Ma il pittore, invece di dar una risposta interessante a Swann, cosa che avrebbe fatta probabilmente se fosse stato solo con lui, preferì farsi ammirare dai convitati con un brano sull’abilità del maestro scomparso. – Mi sono avvicinato, – disse, – per vedere com’era fatto, ci ho messo il naso sopra. Ah, ma perdinci! non si saprebbe dire se sia fatto con la colla, con rubini, con sapone, bronzo, sole o merda! Sembra fatto con niente, impossibile scoprire il trucco, non meno che nella Ronda o nei Reggenti, ed è una zampa ancor più forte di Rembrandt o di Hals. C’è tutto, ma no, ve lo giuro -. E come i cantanti, raggiunta la nota più alta di cui siano capaci, continuano in falsetto, piano, s’accontentò di mormorare, ridendo, come se realmente quella pittura fosse stata derisoria per troppa bellezza. – Ha un buon odore, vi prende alla testa, vi mozza il respiro, vi solletica, è impossibile sapere con cosa sia fatto, è una stregoneria, una bricconata, un miracolo, – (scoppiando del tutto a ridere) -: è indecente! – Fermandosi, rialzando il capo con gravità, prendendo una nota di basso profondo che cercò di render armoniosa, soggiunse: – Ed è così sincero! – Fuorché quando aveva detto ‘più forte della Ronda’, bestemmia che aveva provocato una protesta da parte della signora Verdurin, per cui la Ronda era il più grande capolavoro dell’universo, insieme con la Nona e con la Samotracia, e di quando aveva detto ‘merda’, parola che aveva indotto Forcheville a gettar un’occhiata circolare intorno alla tavola per vedere se passasse, adducendo poi sulle labbra un sorriso contegnoso e conciliativo, tutti i commensali, salvo Swann, avevano fissato sul pittore sguardi affascinati d’ammirazione..”

“..Ero uscito per andare al Trianon, passando per il Bois de Boulogne..
Più lontano, là dove gli alberi eran rivestiti di tutte le loro foglie verdi, uno solo tra essi, piccolo, tozzo, testardo e scapezzato, scuoteva al vento una brutta capigliatura rossa. Altrove ancora era il risveglio di quel mese di maggio delle foglie, e quelle d’un empelopsis meraviglioso e ridente, come un biancospino rosa dell’inverno, erano tutte in fiore fin dal mattino. E il Bois aveva l’aspetto provvisorio e fattizio d’un vivaio di piante o d’un parco, dove siano state collocate, o per un interesse botanico o per l’apprestamento d’una festa, in mezzo ad alberi di tipo comune che non siano ancora stati divelti, due o tre specie preziose dai fogliami fantastici, che sembrano far intorno a sé un vuoto, dare aria, irradiare luce. Perciò era quella la stagione in cui il Bois de Boulogne rivela svariate essenze, e in cui più giustappone in una mescolanza composita parti distinte. E l’ora anche. Là dove gli alberi serbavano ancora le loro foglie, parevan subire un’alterazione della propria sostanza dal punto in cui eran toccati dalla luce del sole, quasi orizzontale il mattino come sarebbe ridivenuta alcune ore dopo, quando, sull’inizio del crepuscolo, essa s’accende come una lampada, proietta a distanza sul fogliame un barlume artificiale e caldo, e fa divampare le foglie più alte d’un albero, che resta il candelabro incombustibile e opaco della sua vetta incendiata..A mezzo tronco d’un albero vestito di vite vergine, essa innestava e faceva sbocciare, impossibile a discernere nitidamente nel bagliore, un immenso mazzo come di fiori rossi, quasi una varietà di garofano..Percorrevo delle macchie dove la luce del mattino, che imponeva loro delle divisioni nuove, potava gli alberi, sposava insieme i diversi fusti e componeva dei mazzi. Abilmente essa attraeva a sé due alberi; aiutandosi con le potenti forbici del raggio e dell’ombra, asportava ad ognuno metà del tronco e dei rami e, intrecciando le due metà che restavano, ne faceva un unico pilastro d’ombra che delimitava la zona soleggiata all’intorno, oppure un ultimo fantasma di luce, il cui contorno fattizio e palpitante chiudeva un reticolato d’ombra. Quando un raggio di sole dorava i rami più alti, questi, roridi d’un’umidità scintillante, parevano emergere soli dall’atmosfera liquida e color di smeraldo in cui l’intera macchia era immersa come sotto le acque del mare..”.

“..Lo stato caratterizzato dal complesso dei sintomi da cui riconosciamo di solito che siamo innamorati, quei battiti del cuore nell’aspettare una o l’altra delle fanciulle, la mia rabbia se non avevo potuto radermi e dovevo apparire imbruttito davanti ad Albertina, Rosamund o Andrée, senza dubbio questo stato, rinascente alternativamente per l’una o per l’altra era così diverso da quel che chiamiamo ‘amore’ come la vita umana differisce da quella degli zoofiti, in cui l’esistenza, l’individualità, se così si può dire, è distribuita fra diversi organismi. Così era per me quello stato amoroso, diviso simultaneamente fra parecchie fanciulle. Diviso o meglio indiviso, poiché per lo più quel che era per me delizioso, diverso dal resto del mondo, quel che cominciava a divenirmi caro al punto che la speranza di ritrovarlo il giorno dopo era la miglior gioia della mia vita, era piuttosto tutto il gruppo di quelle fanciulle, preso nell’insieme di quei pomeriggi sulla scogliera, in quelle ore aerate, su quella striscia d’erba dov’erano posate quelle figure così eccitanti per la mia immaginazione, di Albertine, di Rosemonde, di Andrée; e questo senza che avessi potuto dire quale mi rendeva così preziosi quei luoghi, quale avevo più desiderio d’amare..”

“..Accadeva ad Albertine come alle sue amiche. Certi giorni, sottile, con una carnagione grigia, con un’aria imbronciata, con una trasparenza violetta che le scendeva obliquamente nel fondo degli occhi come vediamo a volte nel mare, sembrava provasse la tristezza d’un esule. Altri giorni, il suo viso più liscio invischiava i desideri sulla sua superficie tersa e impediva loro d’andare oltre; salvo che io, a un tratto, non la vedessi di fianco, perché le sue gote opache come bianca cera alla superficie erano rosee in trasparenza; il che dava una gran voglia di baciarle, di raggiungere quella colorazione diversa che sfuggiva. Altre volte la felicità bagnava quelle gote con un chiarore così mobile che la pelle, divenuta fluida e vaga, lasciava passare come degli sguardi sottostanti che la facevano apparire d’un altro colore, ma non d’un’altra materia che gli occhi; a volte, senza pensarci, quando si guardava il suo viso cosparso di piccoli punti bruni e in cui galleggiavano soltanto due macchie più azzurre, era come si guardasse un uovo di cardellino, spesso come un’agata opalina lavorata e polita in due luoghi soltanto, dove, in mezzo alla pietra bruna, lucevano come le ali trasparenti d’una farfalla azzurra gli occhi in cui la carne si fa specchio, dandoci l’illusione di lasciarci, più che in altre parti del corpo, accostare all’anima. Ma, di solito, ella era anche più colorita, e quindi più animata; a volte, rosea nel suo viso bianco, era solo la punta del naso, fine come quello d’una gattina sorniona con cui veniva voglia di giocare; a volte le gote erano così lisce che lo sguardo scivolava, come su quello d’una miniatura, sullo smalto rosa che il coperchio socchiuso e sovrapposto dei capelli neri faceva apparire ancora più delicato, più interiore; accadeva che il colorito delle sue gote prendesse il rosa violaceo del ciclamino, a volte anche, quand’era congestionata o febbricitante, e dando allora l’idea d’un organismo malato che abbassava il mio desiderio a qualcosa di più sensuale e faceva esprimere al suo sguardo qualcosa di perverso e malsano, la porpora cupa di certe rose d’un rosso quasi nero; e ognuna di queste Albertine era diversa com’è diversa ognuna delle apparizioni della ballerina di cui mutano i colori, la forma, il carattere, secondo i giochi infinitamente variati d’un proiettore luminoso..
Per ognuna delle mie amiche della piccola brigata, perché mai l’ultimo volto che le avevo veduto sarebbe potuto non essere il solo che io ricordassi, dacché, dai nostri ricordi d’una persona, l’intelligenza elimina tutto quanto non concorre all’utilità immediata dei nostri rapporti quotidiani (anche, e soprattutto, se i nostri rapporti sono impregnati d’un po’ d’amore, che, sempre insoddisfatto, vive nel momento di là da venire)? Essa lascia scorrere la catena dei giorni passati, conservandone con forza solo l’ultimo capo, spesso d’un metallo totalmente diverso dagli anelli scomparsi nella notte,e, nel nostro viaggio attraverso la vita, non considera come reale che il paese in cui ci troviamo attualmente. Ma tutte le prime impressioni, già così lontane, non potevano trovare contro la loro deformazione giornaliera un rimedio nella mia memoria, durante le lunghe ore che passavo conversando, facendo merenda, giocando con quelle fanciulle, non ricordavo neppure che erano le stesse vergini spietate e sensuali da me vedute sfilare come in un affresco davanti al mare..
Sapevo che le mie amiche erano sulla diga, ma non le vedevo, mentr’esse passavano davanti alle ondulazioni ineguali del mare, in fondo al quale, e appollaiata in mezzo a quelle cime azzurrognole come una borgata italiana, si scorgeva a volte in una schiarita la piccola città di Rivebelle, minuziosamente rifinita dal sole. Non vedevo le mie amiche, ma – mentre arrivavano fino al mio belvedere il richiamo delle venditrici di giornali, delle ‘giornaliste’ come le chiamava Francoise [la domestica, ndc.], i richiami dei bagnanti e dei bambini che giocavano, punteggiando come le grida degli uccelli marini il rumore dell’onda che si frangeva dolcemente, – ne indovinavo la presenza, ne sentivo il riso avviluppato, come quello delle Nereidi, nel dolce sciacquio che saliva fino ai miei orecchi. – Abbiamo guardato, – mi diceva la sera Albertine, – per vedere se sareste sceso. Ma le vostre imposte sono rimaste chiuse anche all’ora del concerto. -. Alle dieci, infatti, esso esplodeva sotto le mie finestre. Fra gli intervalli degli strumenti, se il mare era grosso, riprendeva, armonioso e legato, il riflusso d’un’onda, che sembrava avvolgere le note del violino nelle sue volute di cristallo e far zampillare la sua spuma sopra gli echi intermittenti d’una musica sottomarina. M’impazientivo che non fossero venuti a portarmi gli abiti perché potessi vestirmi. Mezzodi’ suonava, finalmente arrivava Francoise. E per mesi di seguito, in quel Balbec che avevo tanto desiderato perché non l’immaginavo che battuto dalla tempesta e perduto nelle nebbie, il bel tempo era stato così splendente e così stabile che, quando lei veniva ad aprire la finestra, avevo sempre potuto, senza restar deluso, aspettarmi di trovare la stessa striscia di sole piegata all’angolo del muro esterno, e d’un colore immutabile che era meno commovente come segno dell’estate di quanto non fosse triste come quello d’uno smalto inerte e fattizio. E, mentre Francoise toglieva gli spilli, staccava le stoffe dalle persiane, tirava le tende, il giorno d’estate ch’ella scopriva sembrava altrettanto morto e immemorabile d’una sontuosa e millenaria mummia che la nostra vecchia domestica avesse disviluppata con precauzione da tutte le sue fasce, prima di farla apparire, imbalsamata nella sua veste d’oro..”

coverMarcel Proust, ALLA RICERCA DEL TEMPO PERDUTO – VOLUME PRIMO, traduzioni di Natalia Ginzburg, Franco Calamandrei, Nicoletta Neri, Mario Bonfantini, Elena Giolitti, Paolo Serini, Franco Fortini, Giorgio Caproni, Prefazione, ‘Confronto col diavolo’, pp.VII-XXXIV, di Giacomo Debenedetti, Nota
dell’editore, p.XXXI, Nota alle illustrazioni, p.XXXIII, Torino, Giulio Einaudi editore, 1961, pp.1-945

LA STRADA DI SWANN @ 1913
p.1 Parte prima, Combray
p.181 Parte seconda. Un amore di Swann
p.369 Parte terza. Nomi di paesi: il nome

[ALL’OMBRA DELLE FANCIULLE IN FIORE @ 1919
p.417 Parte prima. Nel “giro” della signora Swann
p.629 Parte seconda Nomi di paesi: il paese]


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