“Mo ca l’acchiek dananze…”

Notizie di reali

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“Mo ca l’acchiek dananze…” questa piccola frase dialettale (appena me la ritrovo davanti) è detta da una donna ad un’altra donna. Riferita ad un uomo sarebbe stata “mo ci-u-acchiek dananze…” Si tratta di una dichiarazione di guerra e le scintille si vedranno per la strada: a questo allude trovarsela davanti.

Non vorrei essere nei panni di quella donna. La frase, detta con tono strascicato (che comprende il tempo lungo o corto trascorso a rimuginare, a soffrire…), lascia intendere una montagna di cose da dire. Sarà difficile scamparla. Poi, chi la confida ad un’altra persona per la strada, è quasi costretta a tenere fede a quel che dice e promette.

Certo, può anche succedere che trovandosela davanti tutta bella, dipinta, capelli aggiustati dal parrucchiere eccetera, il tono dolce e inaspettatamente quasi sottomesso di una cara vecchia amica, la rabbia svanisca, lasci il posto ad un sentimento di stupore, di una rinnovata amicizia, diciamo così, e ci si dimentichi della promessa fatta ad un’altra persona (magari meno amica) quando? Boh. Costei potrebbe essersi presa un raffreddore nel frattempo, non si aspetta una notizia che non renda felici.
E poi c’è il coronavirus.

Ma la vendetta di cui è intrisa quella piccola frase è come l’acqua che morde la roccia. Se non si vuole che faccia male a chi l’ha pronunciata, è necessario riprenderla dove è caduta e riportarla nell’alveo della buona creanza, spiegando che era eccessiva rispetto allo sgarbo (se era uno sgarbo) di cui si è stati vittime, e soprattutto, che non c’era nulla di vendicativo nel tono e nella sostanza, che nulla si è detto che potesse essere presa come una diffamazione: insomma è necessario scaricare l’arma caricata a salve o a palline che si è voluta puntare contro l’ignara signora. Dicendosi magari, si è scherzato, ohimè. È tutto un gioco.

E poi non è neanche una notizia.

Per esserlo era necessario scomodare la regina Vittoria?


Vito Ventrella

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