Dopo un trauma

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Disturbo post traumatico da stress, si chiama così ciò che ha indotto due studenti a togliersi la vita, gli stessi si erano salvati dalla strage di San Valentino a Parkland, Stati Uniti, nella scuola superiore Marjory Stoneman Douglas. Uno di questi, la 19enne Sydney Aiello, dopo essere scampata al massacro si era diplomata.Il che potrebbe aver tratto in inganno la famiglia, una persona che studia non sta tanto male si pensa, da un lato. Dall’altro, chi sta male dopo un trauma, sa soltanto di stare male. Stare male non vuol dire saperne il perché. Se è possibile datarlo, per esempio da oggi, da ieri, da una settimana fa, non vuol dire riconoscere il trauma dal quale deriva il male o il malore. Se si sta male subito dopo un trauma, a distanza di qualche giorno si può riconoscere l’origine del male. Se passa qualche settimana e si sta di nuovo male, non è detto che si faccia risalire questa situazione a quella che l’ha preceduta. Sul momento è impossibile capire perché si sta male al punto da desiderare la morte se non si è già conosciuto questo sentimento.

Si può curare una persona che dice di star male, non una persona che, colpita dal disturbo, si rifugia nel silenzio e, nel silenzio, notando che sta peggio, decide di togliersi la vita – ma non è che decida sul serio, se la lascia prendere la vita da una forza, da una attrazione, da un impulso che sembra venire in aiuto di chi soffre.
Dunque si è prigionieri delle apparenze. Ed è per tornare ad essere veri che si mette in atto il suicidio. In questi casi, i familiari, invece di dire “che cos’è non stai bene?” farebbero meglio a tacere, poiché alludendo a qualcosa che non va, rivelano ciò che l’altro ha cercato di nascondere. Talvolta si può guarire cercando di nascondere il proprio tormento. Nello nascondere vi può essere rimozione che aiuta a star meglio. Ma se si è a conoscenza di un trauma, allora è meglio non attendere che sia lui o lei a prenotare una visita dal medico. Questo significa non farsi incantare dall’eroismo dei propri figli, i quali, dopo un trauma, non chiedono di meglio che di dichiarare apertamente non ce la faccio più.

Come si arriva al suicidio: nel caso di questi due ragazzi, si sono salvati per miracolo dalla strage, in un certo senso sono condannati ad averne il ricordo che è anche il ricordo di chi ci ha lasciato la vita. Questo ricordo, ancora molto vivido dopo alcuni giorni, è insopportabile. Si ha paura che debba essere sempre così. Quando entra in campo la paura si hanno attacchi di panico. Questi sì micidiali. E di questi si è portati a ritenersi responsabili. Perché non abbiamo saputo dimenticare. Il senso di colpa abbassa le difese immunitarie. Allora è necessario farle risalire. Come? Dovete giustificare la paura, trovarle una giustificazione che calzi. Facile? No. Difficile, ma non impossibile.

(frittura, si fa per dire, il testo di NARCISO  è schiacciato sull’attentato terroristico alle Torri Gemelle che un ragazzo del quartiere Libertà di Bari vive come se Bari fosse New York, la frittura è l’umanità coperta di polvere molto simile a farina che abbandona le torri.)


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