Oh che belle mele sporche

Mela pulita nelle mani sporche

Mela pulita nelle mani sporche

Vito Ventrella
“Ma perché queste mele (Fuji) sono così sporche? dice una signora davanti alla bancarella del fruttivendolo facendo una smorfia. Che siano sporche me ne rendo conto anch’io. Ma le prendo lo stesso. Lei forse sta pensando che quelle che vediamo talvolta appese ai rami non sono così sporche, anche se sono state insolentite dalla pioggia, dal vento, dalla polvere. Vorrei poterla aiutare, dirle perché sono così sporche, ma mi verrebbe da dire che vengono dall’inferno – anche perché sono dolci, lo so per averle aperte e mangiate. Sì, signora, vengono dall’inferno, da dove non ci si preoccupa che il vestitino che indossano le mele sia di un rosso sgargiante senza macchia o di un giallo caldo come il miele.
Come?
Dall’inferno vengono le cose più buone, a differenza che dall’Eden da dove scalpitano i peccati su cui è stata fondata l’intelligenza chiesastica, dall’inferno vengono i lavoratori a ore, a minuti, le ore infernali, la vita infernale, le giornate infernali che da tempo ci accompagnano lungo la nostra vita senza fare i danni che fanno le “cose pulite”, prive di microbi, di batteri, estremamente fragili.

È anche probabile che queste mele siano state estratte dal culo degli alberi piuttosto che recise dai rami, e che non freghi niente a nessuno, ché tanto si sa che il piacere di mangiarle abbatte i malumori estetici – oh, sì nei supermercati compriamo la pulizia non le mele, come se ce ne fosse bisogno, visto che a casa rilaviamo ciò che è stato pulito e strofinato da altri.
Acquistare delle mele guardate da altri? Sporche di sguardi, giammai. Acquistare un gioiello ammirato da tutti? Sempre.

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