Pessimismo della ragione

pessoa-pessimistaI risultati del voto del 4 marzo in Italia rendono estremamente difficile formare un nuovo governo. E forse proprio questo si voleva da parte di Rosato (Pd) e dalle altre forze politiche che hanno messo a punto una legge elettorale di cui ora sono note tutte le imperfezioni e contraddizioni.
Due forze politiche, il M5S e la coalizione di centrodestra sono largamente vincitrici; il Pd, il partito di Renzi, è sconfitto al di là delle previsioni più pessimistiche. Le due forze prevalenti sono in molti punti antitetiche tra loro e quindi è molto difficile che possano convergere in un governo unitario. Anche se il Pd offrisse il proprio sostegno all’una o viceversa all’altra forza, sarebbe difficile trovare una soluzione governativa. Ma il Pd, con molte ragioni, ha scelto di restare all’opposizione. La strategia che il segretario dimissionario ha in mente è lineare, come espressa in un’intervista al “Corriere della Sera” del 12 marzo: il Pd sta all’opposizione- “l’unico modo che grillini e lega hanno per fare un governo è mettersi insieme…Altrimenti dichiarino il loro fallimento”- “La ruota gira, la rivincita verrà prima del previsto”- “Oggi il Paese può reggere anche mesi di discussioni tra Di Maio e Salvini perché l’economia sta molto meglio”.
Che dire? Sarà così? Sono dichiarazioni da uomo politico responsabile?
Certo, si è più volte parlato di esempi, europei e non, in cui le trattative di governo si sono prolungate per lungo tempo, ultima la Germania che solo negli ultimi giorni è riuscita a tornare alla Grande Coalizione tra Cdu e socialdemocratici. Ma si può dire con certezza che in una situazione come quella italiana questa situazione di stallo andrà avanti senza generare problemi impensabili ora?

Già sulla “Repubblica” del 1° marzo, Massimo Recalcati, psicanalista docente nelle università di Pavia e di Verona, scriveva manifestando il timore che torni -non immediatamente il fascismo, è ovvio,- ma quel sentimento che può facilitargli la strada: il desiderio del fascismo. E le premesse perché si sviluppi questo sentimento le individuava proprio nella precarietà e nell’instabilità, in presenza del fenomeno dell’immigrazione e delle contraddizioni della costruzione europea:

Nell’Europa contemporanea la minaccia alla propria (precaria) unità sembra incarnarsi soprattutto nel fenomeno dell’immigrazione.Si tratta di una “emergenza” che per alcuni mette in gioco la sua stessa sopravvivenza identitaria. In una realtà politica ancora fragile e ricca di contraddizioni –com’è quella europea- la presenza di questo pericolo esterno…ha riacceso non tanto l’attivismo politico neo-fascista, ma –cosa assai più pericolosa- il desiderio del fascismo. Si tratta di un insegnamento prezioso della psicologia collettiva: quando il tumulto sociale, la precarietà e l’instabilità raggiungono il loro colmo, la pulsione gregaria può sempre ritrovare il suo vigore. Il desiderio del fascismo è un desiderio –come direbbe Umberto Eco- “eterno” perché esprime una tendenza propria della realtà umana: disfarsi dell’inquietudine della libertà, preferire la consistenza delle catene e della dittatura rispetto all’aleatorietà della vita.

Nessuno, certamente, può voler credere senza dubbi a questa diagnosi. Ma chi può affidarsi ad un uomo politico che come proprio programma ci ricorda che “la ruota gira”?


Enzo De Benedictis

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