A volte il sadismo femminile può essere hater…

L'atrio dove si è giocato il triste gioco del più forte

L’atrio dove si è giocato il triste gioco del più forte

Vito Ventrella

Sembra che in Italia ci siano delle persone che professano la religione dell’odio, i cosiddetti hater. Non lo sapevo. Io mi ero fermato a persone che in certi periodi della loro vita si sono scoperte ad odiare determinate persone dopo averle amate.
Sapevo di Uomini che odiano le donne, un romanzo, intuivo che tra le persone che conoscevo potessero esserci chi mi odiava – i gatti no, i cani, nemmeno, anche se una volta uno di essi mi si è avventato contro mettendomi addosso un tale spavento che ho deciso di prendere in considerazione i loro ringhi.

Mi sono chiesto se sono stato odioso con qualche ragazza, solo con una, l’ho trattata un po’ bruscamente quando ho notato che insisteva col suo sadismo che non trovavo affatto godibile – a volte il sadismo femminile non coincide con il masochismo maschile. Ma è assai probabile che non ci rendiamo conto quando siamo odiosi. Possiamo sapere con una certa precisione se siamo etero, gay, vegani o carnivori, ma è difficile ammettere con se stessi di essere odiosi. Sei un essere odioso! Se nessuno ce lo sbatte sul muso, seguitiamo a fare i paciosi.
Le persone che ci mettono davanti ai nostri difetti non sono nemmeno così amabili – loro. E lasciateci stare. Non abbiamo che questi. Senza siamo veramente snervati. Abbracciati a un brutto difetto? Ma sì. Ci si avviluppa come se fosse il nostro amato serpente.

Ad ogni modo gli hater ieri si chiamavano misantropi e se ne stavano per lo più nascosti, in disparte, non frequentavano i posti dove affluiscono altri uomini, la loro misantropia era percepita, mai dichiarata, mai divulgata, mai decantata, semmai portata a teatro per soffrirci o riderci sopra, come ha fatto Moliere, brav’uomo che si è preso cura di denudare certe tendenze avvolgendole in atmosfere barocche, costumi piacevolmente ben lavati e stirati.
Gli hater sono tra questi gentiluomini misantropi? E’ facile confonderli con gli atri, posti che si raggiungono di corsa per evitare un rovescio d’acqua e una volta lì si approfitta della penombra per calarsi nei panni degli stupratori – succede  quando si può contare sulla penombra, la penombra d’atrio, la penombra atroce, la penombra che si allea con l’ombra e procede, scansa i pugni, le resistenze, accede, sgombra, stacca, tocca, frantuma le incertezze prende l”abbrivo, la brezza e penetra nel cortile, dove ci sono le statue e si illumina di tutto il feticismo di cui sei capace – ma sì, amor di statua, seguendo il percorso accidentato dell’hater…

L’hater, se non è un gioco d’atrio.


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