RENZI CHI?

renziLe parole portano lontano. Si pensi al terremoto suscitato qualche anno fa dall’espressione spregevole “Fassina chi?” detta da Renzi.

Il povero Fassina, che non era l’italiano più sconosciuto che ci fosse al mondo, fu scaraventato su di una stradina solitaria di campagna per dove passano i trattori, per l’occorrenza piccolo e invisibile come un coniglietto, nel tentativo di attraversarla senza farsi schiacciare. Di colpo si trovò disarcionato da tutte le groppe umane cui stava attaccato, da tutte le cariche che aveva rivestito, non ricordo nessuno che provasse simpatia per quest’uomo ragionevole che non si era mai circondato di amici figli e nipoti di banchieri, finanzieri eccetera.

Che batosta per Fassina! Solo due parole, due bastonate. Si sentì un uomo frustato a sangue, cercò di non perderne molto rifondandosi, ma ormai il suo destino era segnato. Un uomo politico oscurato, privo dei mezzi del signor Berlusconi che in ogni momento si illumina delle mille luci di Mediaset, poteva solo sperare, dopo essere stato affondato, che le correnti non lo portassero molto lontano da casa. Sta di fatto che come tanti altri della sinistra è stato ridotto al silenzio. Un silenzio sinistro.

Se quelle parole non prefigurano un reato di lesa maestà, poco ci manca. È inutile dire che sua maestà non fece nulla per togliersi di dosso l’ombra che minacciava di seppellirlo. Era comunista, lo reggeva ancora un barlume di ideologia, non si poteva pensare che questa fosse ridotta al lumicino.

Allora Renzi e compagni pensavano solo a togliersi di torno i comunisti, si incominciava da Fassina, il meno antipatico. Chissà se quelle ardimentose parole, dette con la spavalderia di un hacker in grado di penetrare e distruggere un programma non debbano ritorcersi contro – ma deve ancora accadere o, fin da oggi, il nostro amico teme si possa dire di lui “Renzi chi?”? Giacché è vero che la paura di non essere più eletto fa novanta e prega per non tornare alle elezioni e promette, anzi, di lasciare il posto di candidato premier a Gentiloni che, come accrescitivo della gentilezza non è male in un mondo di lupi coi denti affilati.


VITO VENTRELLA

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