Impuniti ragazzi crescono

Henson

Henson

ANZIO – “Non avevo fatto niente a quei ragazzini. Stavo camminando e non avevo neppure rivolto loro la parola… Mai visti prima. Ma loro hanno preso un bastone e hanno iniziato a colpirmi. Ero a terra e mi colpivano forte”.

.Si chiama Buchi Ehnson, ha 24 anni, è nigeriano, studia, lavora, vuole continuare a farlo, ma ora ha paura. Basta guardarlo negli occhi per capire che non gli passerà così facilmente. La testa gli fa male, ma la ferita è interna. E’ stato colpito negli affetti. L’amore per il lavoro, lo studio, l’Italia. E’ difficile tenere insieme questi tre amori. Uno può amare lo studio ma non il lavoro, e viceversa. Si può amare l’Italia ma non il doverci lavorare e studiare. La cosa che stupisce è che i ragazzi che lo hanno colpito non sappiano di essere dei ragazzi o non sanno essere dei ragazzi e che sia necessario lo imparino: dove, come?

Negli occhi di questo 24enne.

Io, se guardo negli occhi questo giovane, vedo non solo paura, ma un orizzonte a perdita d’occhio, una arrendevolezza a quelli che sono i doveri di un essere umano che riconosce i diritti, i diritti i diritti e nient’altro che i diritti a non buscarle senza una ragione. E difficile ora che quest’uomo, d’inverno, si copra dal freddo. Avrà più freddo da quando è stato preso a randellate senza aver offeso nessuno.

Il freddo gli morderà la lingua quando cercherà di bestemmiare nella sua lingua, il vento lo coprirà di insulti, la luna non sarà mai abbastanza amica da fargli dimenticare un odio inesplicabile.

Avvertirà la natura che lo circonda come nemica, si guaderà ai lati e vedrà la sua stessa ombra saltargli addosso per atterrarlo. Fuggirà. Ma forse non raggiungerà più la sua Africa.

La paura, si avventi contro un bianco o un nero, non lascia ben sperare. Ah se i nostri ragazzi fossero più spensierati…


Vito Ventrella

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