Tenere aperti i varchi

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di Vito Ventrella

Nei pressi di casa c’è una piazzetta di salici piangenti che in questo periodo fa una gran bella ombra coi rami che arrivano fino a terra, ma per due signore che ci passano di sotto c’è che “questi alberi sono belli da vedersi ma danno fastidio”, che noia dover scansare questi loro rami così aerei, leggeri che si spostano con un soffio.
Con uno sguardo, signore, si spostano con uno sguardo! Provare per credere. Con lo sguardo, che vede ciò che noi vogliamo vedere, abbiamo spostato interi paesi. Nella realtà e nel sogno. Con lo sguardo ci vediamo dappertutto spostando semplicemente la nostra immagine. Ecco, quando vogliamo usiamo la parola in modo intelligente.

Non abbiamo il permesso di dire stupidaggini? Certo. Guai se ci togliessero la libertà di dire delle cose stupide, non sapremmo più cosa dire. Quindi?
Eh, la stupidità è l’unica vera compagnia su cui poter contare. La parola, quanto più stupida, tanto più amica. Amica mia, senza di te non so cosa farei. Non saprei dove rincantucciarmi per rilassarmi e sorridere di me. Ah ah. È un tale violenza avere sempre qualcosa di intelligente da dire.

Siamo d’accordo. Abbiamo una parola su tutto, la mettiamo fuori come una sorellastra e la lasciamo libera di andarsene in giro a farsi dare della stupida. Com’è bella questa sorellina che si espone al ridicolo, ha davvero un cuore grande.
E non stringe mai le chiappe, fateci caso. A differenza dell’intelligenza che inasprisce i varchi. I varchi sono quelli che la stupidità lascia aperti perché gli accumuli, quando non sono soldi, rendono nervosi e infelici.


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