Ti seguo ma non all’infinito

maredi Vito Ventrella
Parlare una lingua o un linguaggio che non venga frainteso? Che va subito al dunque? È questo che fa girare meglio i rapporti umani? Fatto sta che dire bianco, rosso, verde non crea un rapporto. Il bianco se va inserito nella frase “andare in bianco” crea un senso alludendo a una coppia in cui uno dei due partner non ha ottenuto ciò che desiderava – se lo desiderava.

Le contestazioni come le rivoluzioni si sbarazzano delle allusioni. Ci provano. Ma neanche dire “stronzo” a qualcuno illumina il problema e ciò che più interessa – il dopo in cui è francamente difficile vedere uno stronzo, riaversi dalla sorpresa, dall’offesa e rimettere le lancette indietro, a quando non lo era, stronzo, o nel futuro allorché dovrà decidere se continuare ad esserlo – se crede di esserlo stato.

Dunque il linguaggio libera energia ma non soluzioni. Il linguaggio allude, allude sempre a qualcosa che è da fare, costruire inventare o demolire. Ma non lo si può mettere in pratica (come le intenzioni). Il linguaggio si allontana – subito – da ciò che suggerisce di fare, questo fa sì che spesso si dica, ma io non volevo dire questo, sono stato frainteso. Il linguaggio se potesse scagliarsi con una clava contro il frainteso, lo farebbe, ma non può, non è fatto di carne ed ossa e neanche di pensiero, se vogliamo, il pensiero lo raccoglie per la strada se è stato coltivato da altri.

Non venitemi a dire sii chiaro, diretto, dicci quello che pensi senza tante cerimonie perché il linguaggio, se non è una cerimonia, non è nulla. Il linguaggio, anche quando dice “boh” è cerimonioso. Non c’è chi in quel “boh” non riassuma anni di impotenza, di incompetenza che è anche peggio. Il silenzio di chi dice io non parlo più, fate voi, è anche peggio: perché in quella dichiarazione c’è tutto il risentimento, la rabbia di chi mira a che tutto vada a sbattere – senza di lui. Incidente, morte sfinimento. A questo pensa chi si impone di non parlare più per sottrarsi alla critica dell’aver parlato, detto qualcosa che gli altri non hanno inteso.

Il linguaggio è quasi sempre l’Altro, è quello rubato agli altri, e sono gli altri che ci fanno dire, parlare, anche se siamo da soli e nessuno ci ascolta. Fateci caso quando ci sostituiamo agli altri e parliamo e parliamo, e rispondiamo ai “loro” questi, e ci infervoriamo, e come siamo bravi: ma non avevate detto che non avreste mai più partecipato ad una discussione?

Non si può. Non si può smettere di parlare così come si smette di pensare, le parole ci vengono date. Con esse andiamo molto lontano. Fino ai confini del mondo che non conosciamo, con esse parliamo dell’ignoto senza sapere spiegarcelo. Però ne abbiamo fatta di strada prima che ci sbarrassero il passo. Solo, non dite a nessuno che siamo arrivati in un punto morto dove non sappiamo come andare avanti, ed è inutile chiedere aiuto al linguaggio se ha deciso di non seguirci più.


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