Un popolo e una nazione in marcia, roba da fare paura

xiNessuna forza potrà mai fermare il popolo e la nazione cinese nella loro marcia in avanti” ha detto il presidente della Cina, Xi Jinping, nel corso dei festeggiamenti dei 70 anni della Repubblica Popolare. In questa frase terribile il popolo e la nazione marciano assieme, cioè il popolo viene evocato per giustificare eventuali pestaggi se necessari (Hong Kong o altrove) a non rallentare la marcia: in avanti. Ché marciare per restare sempre allo stesso punto non conviene.

Non si è minimamente preoccupato il presidente che qualche vicino avesse potuto udirlo mentre pronunciava questa frase. È comprensibile. Non era circondato da signore, vecchine, ma da baldanzosi ministri e militari. I primi a doversi preoccupare di non spargere chiodi per dove il popolo marcia – la voglia di spodestare re, regine e primi ministri non è mai tramontata nelle buone famiglie. Nessun forzuto riuscirà a togliermi la sedia da sotto il culo, a fermare per qualche attimo la marcia in avanti: va letta anche così questa dichiarazione.

Ma potrebbe essere rivolta anche alle altre nazioni, certo. Si pensa subito all’America, lo Stato che potrebbe tenergli testa in un eventuale conflitto. Ma perché non preoccuparsi di tenerlo alla larga, il conflitto, non evocandolo nemmeno? Eh. È bello potersi misurare con un avversario ritenuto degno di tenerci testa. E vincerlo. Come e quando si presentasse l’occasione.

Questo ed altro è rinvenibile nella frase del potente. Anche il broncio per aver dovuto ingoiare (lui, frugoletto con il libro di Mao tra le mani) lo stato di sudditanza quando la nazione, il popolo, non erano in grado di scontrarsi con l’avversario, come potrebbe succedere oggi sfoggiando i supermissili che in un’ora arrivano in Usa.

La frase fa grande (forte…) chi la proferisce, difensore degli oppressi – che sarebbero tali, oppressi, dal medesimo Stato cui appartengono, mica dall’America o dalla Patagonia… Dunque è stata detta una scemenza, ricorda il nostro Salvini. Ma il popolo ha sete di queste ubriacature.


Vito Ventrella

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