Auguri non di prima mano

Per quanto riguarda gli auguri fa sempre piacere riceverli e darli. Soprattutto se sono sinceri. Eppure non c’è quasi più nessuno che ci mandi una frase come <sinceri auguri>. Si deve supporre che quelli che vi arrivano non siano sinceri? Ma no. Per la verità nessuno più li scrive di propria mano. Ecco, è così bello ricevere poche parole scritte, cioè digitate, sul cellulare – perché è chiaro che ci si serve di questo. Da qualche tempo si usa inviare una foto, un’immagine – a volte scelta con accuratezza – tra quelle che si combinano con la festa in atto. Si deve supporre che non riusciamo più a trovare nel nostro vocabolario le parole per dirlo? Ma no. Forse arrivano in ritardo ma arrivano. È che si vuole seguire la consuetudine. E questa dice che basta mandare un ramo di qualche cosa ed è fatto. Per non parlare di quelle infinite faccine.

La fretta. Potrebbe essere questa la ragione per cui cerchiamo qualcosa che vada bene, cioè un augurio preconfezionato. Per di più da altri. Ma sì, dai, gli mando questo e me lo tolgo dalle palle.

È così? Forse, chissà… La scrittura è per gli intimissimi. C’è un signore che mi manda sempre un francobollo di qualsiasi cosa. E se qualcuno me lo chiedesse direi che la nostra amicizia è così, un quadratino. È un tipo che non ha tempo per cercare le parole. Ma adesso perde tempo a cercare l’immagine. Ogni volta deve essere nuova, fiammante. E a volte non fa in tempo a inviarmela nei tempi in cui pensa che possa essere gradita o centrare – il cuore? Il fegato? La milza?

Per carità tutto fa brodo. Ma quando ci si accorge che è un messaggio riciclato, be’ questo non è mica bello. In tanti di quei francobolli che mi arrivano noto la scritta inoltrato. Che parola importante per dire che il messaggio non è di prima mano. Altri lo hanno letto prima che tu lo ricevessi. Non è offensivo, no. La tecnologia non offende, non risulta efficace per sanare i morbi le ferite. Serve solo a non farsi distaccare troppo da altri corridori.

Le parole per dirlo. Questo sì, come il primo amore.

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Vito Ventrella

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