La Madonna migrante… in un libro di poesie

la Madonna migrante...

la Madonna migrante…

Vito Ventrella

Aylan è un libro di poesie che si sporge sul passaggio dei migranti, qualcuno lo ha preso da Amazon, lo ha sfogliato. L’intento era quello di presentarlo prima ancora di leggerlo e di sapere qual era l’oggetto della poesia, lo ha letto, è rimasto turbato ma al momento di deciderne la presentazione si è tirato indietro.

È un tema scabroso, mi ha detto, in questo momento la società ne è attraversata, e non si può dire che i suoi umori sono favorevoli a questo genere di intervento. Dopodiché, ha precisato, la poesia non deve intervenire, sollevare dubbi, bensì attraversare il vissuto, vestirlo con i suoi abiti migliori, gli abiti della festa.

La poesia è già di per sé un abito – soprattutto mentale; che possa essere ricamato, è possibile, ma non sempre. Penso che non abbia un compito preciso, ma se dovessi assegnarglielo direi che percorre una sua strada per incontrare più cose vere e semplici di quante ne trattiamo, senza disdegnare quelle che già imperversano nel nostro quotidiano, la poesia che parla del migrante non si nega alla festa, la cerca nella sua testa senza trovarla, così come non è nemica della bellezza, ed è bella tutte le volte che raccoglie la povertà ovunque si trovi sollevandola al nostro sguardo, al nostro cuore, la poesia è povera se evita di mettere l’accento sui poveri, è ricca e vestita a festa se ne parla, se se li butta addosso per difenderli moralmente quando non sia possibile farlo fisicamente – perfino una guerra sarebbe bella se fosse protesa ad estinguere la fragilità.

Non è possibile che la povertà di un migrantemadre-migrante-grande-depressione debba colmare il nostro senso della bellezza che non sia il suo – una tazza di brodo caldo la sera. Io posso anche rinunciare a presentare una raccolta di poesie, ma non rinuncio a scriverle quando le cose che vedo mi marchiano, non rinuncio a stabilire verità, cioè bellezza, né desidero abbellire il mondo dicendomi che il migrante è il centro del mondo o che trattandolo  vado fuori strada.

La società va assecondata nei suoi momenti migliori, criticata quando mette fuori il peggio di sé, magari senza rendersene conto, ma comprendo la paura dei poveri (questi vanno ascoltati di casa in casa) cui si chiede di fare spazio ad altri poveri. La poesia può scegliere di mettersi al servizio dell’impotenza se lo desidera.

(Quando uno entra in un ristorante a Bari, deve sempre festeggiare, cioè abbuffarsi, anche se non ne ha voglia, se desidera mangiare solo un primo, ha quasi la sensazione di doversi vergognare. Questa è una sensazione da migrante. Le persone che vengono a trovarci hanno il dovere di vestire panni puliti non lussuosi.)

Edizioni Independently publihing p. 101 euro 7,95 su Amazon

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