Come è difficile aiutare i poveri

Vito Ventrella
Papa Francesco, parlando di San Francesco d’Assisi, si lascia andare a un pio desiderio: “Ah, come vorrei una chiesa povera… e per i poveri” aggiunge. Da come lo dice sembra quasi impossibile che si avveri un tale desiderio. È come se un povero Cristo dicesse, “ah come vorrei essere ricco” senza giocare alla lotteria. Chi avrà mai pietà per lui? Nessuno. Neanche la chiesa, a quanto pare, non nella misura in cui spera papa Francesco. Che finora non ha visto la Chiesa liberarsi d’un colpo solo di tutte le sue ricchezze per darle ai poveri, facciamo più noi da casa con l’8 per mille.

Ecco un uomo – parlo di papa Francesco – che non potrà mai vedere realizzato il suo sogno. A meno che tutti gli elementi di cui è composta la Chiesa non la pensi come lui. Stupisce che la Chiesa non sia dei poveri, ma se lo dice papa Francesco c’è da crederci. Se la Chiesa fosse stata già ora dei poveri, non c’era bisogno di desiderarlo. Dispiace che non si realizzi un tale desiderio.

Potrebbe fare tanto una Chiesa povera pur essendo ricca. Certo potrebbe seguitare ad investire i suoi immensi capitali e a servirsi del ricavato per aiutare i poveri più di quanto già non faccia. Per esempio pagando la retta per l’asilo e altre cose del genere per alleggerire le giornate delle madri che non ce la fanno a far funzionare il matrimonio, l’uomo, l’amore, il sesso, senza una adeguata entrata familiare.
Non so, la mia impressione è che il papa sappia che non riesce ad aiutare i poveri come vorrebbe, e se non ce la fa lui, qualche piccolo senso di colpa lo perseguita, soprattutto se guarda a un uomo come San Francesco che, spogliandosi, ha preso tutt’altra strada.


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