Dura Natura

coronaSi dice a volte che, in qualche modo, la natura partecipa della vita dell’uomo – sì come l’uomo partecipa della vita della natura. Certo, un albero spezzato dal vento che sta per cadere su di una macchina parcheggiata di sotto non può frenarsi, non è in sé poterlo fare – sì come l’uomo può accudire un alberello stento dandogli del concime, potandolo, ripiantandolo altrove, così come può sollevare dalla sabbia delle foche che si sono spiaggiate, curarle, riportarle in acqua senza che dicano grazie.

In una circostanza come quella che stiamo vivendo, a proposito del coronavirus, hai voglia a guardare la natura come ad una alleata, a una madre che non abbandona i suoi figli. Più la guardi è più ti convinci che è lontana, assorta in un mondo tutto suo, (come se si guardasse un vestito allo specchio), un mondo silenzioso, serico, vivo ma privo di passioni.

Nel suo Dna c’è come un broncio che la separa dall’uomo, se è un albero ti dice che sono fatto di legno (e quindi non mi seccare con le tue storie), se è mare ti dice che sono fatto di acqua – e che per questo è tentato di sommergerti quando si scatenano tifoni e roba del genere. Il tentativo di tenerti a galla è tutto, così sembra. Però…

Però ecco, se hai una barca, ti consente di andare da un capo all’altro del mondo a trovare un tuo parente, se hai paura di volare. Vi sembra poco? Sì, no.

Io la guardo mentre tramonta il sole e non vedo in essa tutta questa voglia di starci vicino nell’ora del pericolo. Anzi, tramutatasi in un virus, non ha ancora capito che dovrebbe stare alla larga da noialtri – ecco, non dico, questa sua sordità, ma inadempienza sì… non saprei come chiamarlo questo suo sguardo fisso in un punto lontano dell’universo o del suo essere.
Ha lasciato che un pipistrello seminasse, seminasse, seminasse non so bene cosa… E tientelo a casa se sei saggia.


Vito Ventrella

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