Giocare a chi sono i nostri amici…Mah

con l'arrivo del caldo si sta all'aperto con i propri amici

con l’arrivo del caldo si sta all’aperto con i propri amici

Su Face book ci sono persone, amici conoscenti, che vanno in cerca di “verità”, cioè vogliono sapere se siamo veramente amici o non lo siamo. Finora mi è capitato di avere due richieste di informazioni e di avere risposto solo ad una nella maniera in cui intendeva l’interessato, cioè pubblicare sulla mia pagina (dove io non ci sto mai) il post che accompagnava la richiesta.
Ma non ritengo ciò una prova di amicizia, per me è soltanto un gioco, non dico nemmeno puerile, se penso che sul social ho degli amici che non vedo da una vita e che forse non rivedrò mai più. Da questo gioco, che a me sinceramente non piace e che non voglio giocare, se dovessi farlo, non mi sentirei impegnato a trarre alcuna gioia. So chi sono i miei amici, so chi sono anche i miei “amici”, non so bene chi siano i miei nemici, e non desidero saperlo – so soltanto che dovrebbero essere più vecchi di me e forse non c’è abbastanza tempo per augurare loro di star bene.

Questi giochi sono incominciati prima dell’avvento della pandemia, seguitano oggi, e non ritengo siano da catalogare come giochi di società. Talvolta sentirsi soli spinge a domandarsi se ci sono persone amiche accanto a sé o in altre case, per la strada, alle poste, al campo sportivo, in chiesa o al mercato.

Talvolta mi capita di incontrare gente che si ricorda di mio fratello, che mi scambia per lui. E’ un modo di fare, di registrarsi, di guardarsi, non desidero di più e mi complimento con chi non c’è più per aver lasciato di sé un buon ricordo – o soltanto un ricordo.

La cosa più difficile è fare l’’ultimo tratto di strada insieme ad amico che sai per certo esserti amico – ma anche se non lo sai pazienza, mi dico. Abbiamo respirato tanta di quella ipocrisia che non si ha più voglia di interrogarsi sulla verità – esiste una verità, ma sarà sempre quella che noi riusciamo a costruire e che serve per non inciampare nei propri stessi piedi.


Vito Ventrella

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