Gli eroi del Covid…

Sembra che tutti coloro che si ammalano di Covid-19 e guariscono siano degli eroi – di sicuro è bello che siano guariti e tornino a vivere, ad amare, a desiderare, a non dover rinunciare, ad ambire qualcosa che è stato già fatto da altri o per la prima volta – è bello ritrovare in sé, nel proprio corpo fisico e psichico la libertà di azione. Ma non mi pare sia eroico guarire, è semplicemente augurabile che ciò che avvenga sotto i migliori auspici.

Eroico è lasciarsi morire di fame per una giusta causa, come Ebru Timtik,  Helin Bölek e Ibrahim Gökçek, i due musicisti della band Grup Yorum morti la scorsa primavera,«Ebru Timtik è immortale» gridava la folla radunatasi davanti al Consiglio di medicina legale di Istanbul per assistere all’uscita della bara dell’avvocata che ha pagato con la vita la sua richiesta di un processo equo.

Se vogliamo considerarci tutti eroici perché a volte siamo costretti ad ascoltare le barzellette di cittadini altolocati, accomodiamoci pure.

A scuola ci hanno massacrato di lezioni per indicarci l’eroe dei due mondi, e dopo un rigurgito di indifferenza per eroismi scomodati opportunamente non per infiammarci ma per sedarci, il nostro senso dell’eroico si è afferrato alle vittime innocenti – della serie i morti sotto il crollo del ponte Morandi. Dove l’eroismo coincide con la morte, col non essersi salvati – molto meno con l’averla scampata.

Ma posso capire chi guarisce eroicamente dal Covid-19 sebbene non sia aiutato dalle circostanze tutte particolarmente ostili, al punto che a volte ci lascia le penne.

Un negazionista che si ammali e che guarisce – curato dai medici – ci fa piacere riaverlo tra noi.

Vito Ventrella

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