Henry Michaud, BRECCE

di Beppe Ottonehenri-michaux

A’ MICHAUD, TROPPA MESCALINA!

p.110 “..Un errore di calcolo mi fece assorbire una dose sei volte più forte di quel che sarebbe stato sufficiente..Tutto ciò che presenterete alla schizofrenia mescalinica verrà stritolato. Dunque non presentatele voi stessi.
E non presentatele mai un’idea vitale, perché quello che ne fa è orribile..In questo caso, devo esigere immediatamente la camicia di forza..

p.133..Mescalina acceleratrice, ripetitrice, agitatrice, accentuatrice, rovesciatrice d’ogni fantasticheria, integratrice..Vivevo intenso nella micropercezione, nei microsegnali, con pensieri-espresso e riflessioni fulminee. Nella più astratta talvolta, all’improvviso, un elemento, di rado il più importante, agganciava il richiamo d’una situazione-ricordo, oppure vari quadri l’uno dopo l’altro come di rimbalzo (ed era ben più sorprendente), altre volte un’analogia faceva immagine, mio malgrado e senza di me rievocata, e s’incollava, colorata, violenta, sullo schermo fluidico, oppure s’agglomerava ad altre durante le rievocazioni a catena, in cristalli stravaganti, in salti repentini di palo in frasca indecifrabili, imponenti e vacui, nonsensi usurpatori e sbalorditivi..

p.152..Vidi un albero in un uccello. Quest’ultimo lo rifletteva interamente e una brezza estremamente leggera rendeva flessibile soltanto l’orlo estremo delle foglie. L’uccello era immobile e grave. Era una mattina chiara, senza sole, una di quelle mattine che non svelano ancora nulla della futura giornata, o ben poco. Anch’io ero calmo. L’uccello e io ce l’intendevamo, però a distanza, com’è giusto per esseri di specie animali che abbiano avuto, senza possibilità di tornare indietro, un’evoluzione perfettamente divergente..

E’ un’aquila. No, è un’uomo dispiegato. Il grande stendardo delle sue piume, delle sue lunghe penne, non fa dimenticare la meditazione dello sguardo dietro un grande, grande becco pensoso, molto più pensoso che prensile.
Un tipo d’uomo largo, lento, fortemente fissato, là dov’è fissato, ma che vorrebbe poter ghermire l’inconoscibile. Proprio qui si potrà averlo in pugno. Nel cercare l’illimitato, troverà di sicuro qualche solido legame (se li fabbrica lui stesso). Per impedirmi d’entrare, per impedirsi di vivere. Pronto è il recinto.Tutt’intorno, i divieti. Già e irrigidito. Già s’incollano le ali. Già è di legno. Adesso potrà attraversare i secoli.

p.178 Porzioni di sapere
Come gli uomini si detesterebbero meno, se non portassero tutti una faccia..

A otto anni, sognavo ancora d’esser accettato come pianta..

Le virgole tra le case non si vedono. Questo rende la loro lettura assai difficile e le strade assai faticose da percorrere. Nelle città la frase è interminabile. Però affascina, e le campagne vengono abbandonate da coltivatori un tempo coraggiosi, che adesso vogliono rendersi conto di persona del testo mirabilmente involuto di cui parlano tutti, e così disagevole, anzi quasi sempre impossibile da seguire. Eppure è ciò che tentano di fare quei cocciuti lavoratori, camminando senza sosta, lappando al passaggio la malattia delle fogne e la lebbra delle facciate, più che il senso, ostinato a rifiutarsi. Drogati di stanchezza e di miseria, errano davanti alle vetrine, perdendo talvolta di vista il loro scopo ma non la loro ricerca e così se ne vanno le nostre buone campagne.

La mia vita: trainare un landò sott’acqua. I nati stanchi mi capiranno..

Delirio d’uccello non interessa l’albero..

p.188..Segni non per ritornare indietro
ma per meglio ‘oltrepassare la linea’ in ogni istante
segni non come si copia
ma come si pilota
oppure, avventati incoscienti, come si è pilotati
Segni, non per essere completo, non per coniugare
ma per fedeltà al proprio ’transitorio’
Segni per ritrovare il dono delle lingue
la propria almeno, se non noi stessi infatti, chi la
parlerà?
Scrittura diretta infine per il dipanarsi delle
forme
per l’alleggerirsi, per il disingrombo delle immagini
la cui pubblica piazza-cervello è, di questi tempi, particolarmente
ingombrata
Se manca l’aura, almeno sparpagliamo i nostri effluvi.

p.190 Linee
Resa nobile da una traccia d’inchiostro, una linea fine, una
linea dove non c’è niente che puzza.
Non per spiegare, non per esporre, non a terrazze, non
monumentalmente.
Piuttosto come nel Mondo ci sono anfrattuosità, sinuosità,
come ci sono cani randagi
una linea, una linea, più o meno una linea,
una legione di linee
Avanotti dell’acqua novella d’un sentimento che spunta, parla,
ride, seduce oppure già ogni tanto pugnala
Evase dalle prigioni avute in eredità, venute non per definire,
ma per indefinire, per passarci il rastrello su, per marinare di
nuovo la scuola,
linee di qua, linee,
Dirupanti, zigzaganti, tuffandosi per trasognatamente, per
distrattamente, per molteplicemente, in desideri che si distendono,
che liberano.
Relitti senza scorta, il reale sminato,
Sorci del ricordo profilati indefinitamente sull’orizzonte della pagina,
o tracciati leggeri d’incerto avvenire.
Di nessuna lingua , scrittura.
Senza appartenenza, senza filiazione
Linee, solamente linee.

p.231
..Grandezza quando non c’è più ragionamento, quando cessa l’intercettazione dell’intrusa che in ogni momento e dappertutto s’immischia. Grandezza, quando la restrittrice, la mediocrizzante se n’è andata. Ciò che trascorre allora nello spirito, placidamente, non commentato, non analizzato, trascorre contemplato. Come resuscitare un simile stato, come e senza coadiuvanti trovare scavata la straordinaria trincea? Quanti l’hanno desiderato, cercato. Ma la volontà stessa che vi si esercita sbarre spesso il cammino di ciò che, liberato una volta grazie a una sostanza, sopraggiunse così potentemente, così subitamente come una grazia, in una meravigliosa
sostentazione vibratoria..

p.287
Mani elette
Dopo meditazione
nascerebbe una mano
serena
ad acquietare l’oppresso
a rinforzare il saggio
a svincolare il prostrato
apportatrice
riparatrice
grande mano di LUCE.

In un’altra vita
in un’altra vista
in un altro vuoto
senza età, senza rughe,
risparmiata, calma,
per allontanare il male, le peregrinazioni,
le recriminazioni

Una mano distaccata
apparirebbe
vissuta a parte
in una conca
in un’acqua lustrale
immersa nell’Essere

per levare ogni sfioritura
Mano immacolata a indicare la via
pura com’è azzurro il cielo azzurro
azzurro senza angoscia
non quell’azzurro dove ha inizio il nero
ma che non lascia spazio ad alcun dubbio
che elimina, che annulla il pantano di larve
venuto fuori dalle viscere
e che fa tentennare la base

Celeste Mano, ad annullare la mano tantrica. [Tantrismo: fase dell’induismo e del buddismo che trova codificazione nei Tantra].

brecceHenry Michaud, BRECCE, @1927-1983, traduzione di Diana Grange Fiori. In copertina: Henry Michaud, La cordillera des los Andes (1938), Milano, Adelphi, 1984, pp.1-300

p.11 BRECCE
p.295 Indicazioni bibliografiche

 


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