Il cervello, averne cura

carino“Qual è l’ordine?” chiede l’ultima arrivata. Siano disposti a raggera a due-tre metri dall’ingresso del negozio. Qualcuno alza un dito per indicare l’ultimo.
Stamattina ho fatto una pregevole scoperta, quelli con cui mi salutavo e soffermavo quando non si portava la mascherina, con questi, ora non ci si saluta più, perlopiù conoscenti, per cui non vale la pena nemmeno alzare lo sguardo, e siccome non ci si può avvicinare per fare quattro chiacchiere, ché tutti ascolterebbero, al diavolo.

Dunque non è vero che le emergenze ci migliorano. Già detto. Se è inutile ripetersi, è utile mantenersi svegli. La cosa più preziosa che abbiamo, il cervello, se abbandonato alle ortiche, resta in balia degli eventi meteorologici, preso da noncuranza muore.
Muore tutto ciò che non viene visitato dagli occhi (o dall’immaginazione!!!!) – anche i propri stessi occhi, ogni giorno compiono il miracolo di vedersi al mondo, vivi per fortuna, per necessità o per miracolo – chi ha figli desidera vedersi per sapere che deve pensare a loro. Vedersi consolida questa necessità. Anche vedersi con una mascherina. Anche guardarsi allo specchio. Ma se è possibile farsi vedere dagli altri è meglio, rafforza la consapevolezza che si è ancora in giro e che bisogna darsi da fare, non tanto per sé, quanto per i propri cari.

Affacciarsi dalle scale quando udite un rumore. Ah è lei.
Per dire che ci siamo. Inutile baccagliare sotto casa, non lo fanno neanche gli scimpanzé. Ma ci sono vicini che se non miagolano a più non posso come nemmeno i gatti, non sono contenti. Non dico ficcarsi la lingua nel sedere, si può dar voce con discrezione. Ma è importante che la voce vada da sé all’altro, è meglio, il ritorno di voce resta nell’aria, germoglia una presenza, se non proprio una preesistenza. Una vittoria no, nemmeno una sconfitta.


Vito Ventrella

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