Il mondo imbronciato delle vacanze

le-gole-del-raganello-3bmeteo-85710di Vito Ventrella

“Sono tragedie che con le tecnologie che abbiamo oggi non dovrebbero succedere, soprattutto in questo periodo di forti temporali pomeridiani” dicono i parenti delle vittime (10) del canyon del Pollino. Speriamo per il bene degli italiani che non accada mai più, ma i disastri sono come i compleanni, si inseguono anche nel cuore delle tecnologie più avanzate: le più aperte ai bisogni e ai desideri della gente non hanno mai alienato la prudenza dalle contromisure poste in atto per difenderci.

D’altra parte cosa vuol dire, “soprattutto in questo periodo di forti temporali pomeridiani”? Che si è consapevoli di qualche stranezza. Che questa consapevolezza avrebbe potuto e dovuto consigliare prudenza a chi si accinge a fare un viaggio o una escursione nel cuore tenebroso della natura. O vogliamo pensare che la natura è tutta quanta svelata, corretta, tenuta sotto controllo da qualche bravo alpinista, attiva nel modo di proteggere chiunque nel momento del bisogno?

No, signori, se non ci fidiamo delle nostre forze, dobbiamo in ogni momento interrogare la natura in cui desideriamo accedere e interpretare gli infimi segni che ci manda prima che esploda con improvvise bombe d’acqua od altre calamità.
Il coraggio di chi si avventura in questo mondo per conoscerlo, per averlo sopra e sotto i piedi con un empito di gioia è ammirevole. E noi tutti ci fidiamo delle nuove tecnologie, altrimenti non entreremmo nemmeno in auto. Ma questo atto – che non è più una prova di coraggio – non basta a garantirci che le tecnologie, anche lontane, ci siano d’aiuto in altri passaggi della nostra vita.

Il nostro corpo, gratificato da mille micro tecnologie, nei rapporti con lo spazio è tuttora il corpo di un bambino che, venendo alla luce, ha perso le branchie.
O LE ALI…

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