Il creato scremato dal vento…

Uno spirito troppo libero, un poeta incazzato

Uno spirito troppo libero, un poeta incazzato

Vito Ventrella
Il vento di stanotte parlava il linguaggio della forza non condivisa, priva di utilità per gli umani – ma forse mi è sfuggito qualcosa delle tecnologie che afferrano i venti e li incanalano per dove la loro potenza può essere addomesticata o centuplicata per abbattere barriere o innalzarne altre collegate a sistemi di approvvigionamento di energie. Ciò che non mi è sfuggito è che, abbattendosi contro alcunché di instabile, provocava rumore e insonnia. Le palpebre – pur serrate – si aprivano e si chiudevano continuamente a caccia di sonno. Il povero Morfeo languiva. Al rumore – al fischio – del vento si aggiungeva il rumore delle cose scosse, frustate, sradicate, sollevate e scagliate lontano… – dove la lontananza non è più tale, si scontra con qualche cretineria del sobborgo, del paese, della città, della strada e, teatralizzato, il rumore ferisce – il vento che schiumava dalla bocca tutta la sua follia omicida,  – il vento che spezzava la volontà del serpente in cerca di un nascondiglio, questo sì che è natura privata di smidollata cultura…

No, il serpe non va molto lontano per ripararsi dallo staffile, si cela nelle sue stesse spire, si abbraccia. Ma cos’era che sbatacchiava continuamente fuori della finestra, del balcone, sulla strada? Potessi aprirgli la testa come si fa con una cozza! E voi, gente, assicurate ciò che è instabile, malfermo. Quanti stupri questa notte. Quante vele distolte ai loro arpeggi, quante onde catapultate negli azzurri arsenali dei porti, quante braccia disciolte dall’abbraccio con la vita con l’amore e con la morte – e al mattino sono andato in cerca di echi e li ho trovati, nell’aria le zampate del vento non erano ancora svanite. Se ne stavano accoccolate come lei, nella foto, fingendo di non bramirla dopo averla fiutata.

Com’è bello vedere qui, con noi, questa signora dopo una notte di raffiche di vento infernale, qui, lei, casta, alla portata di chi sa vedere in una formica l’immensità del creato.

Creato per l’uomo. Scremato dal vento.


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