Da chi evado non te lo dico (ermetico)

IL lago di Modugno

IL lago di Modugno

Se ti capita per dieci minuti di bighellonare per il paese vecchio, antico o scassato (là dove lo è sempre stato considerato ora antichità per dare impulso alle visite guidate), non ti chiedi chi vorresti incrociare per la strada ma chi non vorresti incontrare, e dal momento che non lo incontri ringrazi il tuo paese per averti nascosto alla vista di costui – non un malandrino, un professore, un dottore ma un dritto, uno che s’é fatto la casa e i soldi col tuo essere restio, arretrato rispetto alle possibilità squadernate sul mercato – e via con queste riflessioni, passi davanti a una chiesa abbandonata e la ringrazi per il suo abbandono che concorda con il tuo: essere lasciato, tralasciato, nascosto ai più – un tempo ci pensavano i familiari a mettere il genitore con la barba lunga dietro l’anta dell’armadio per non mostrare al passante un “abito frusto”, e via di questo passo, tirandolo via di là non appena il Signore era andato oltre, quando non si rificcava subito dietro la soglia di casa spalancata sulla via per chiederti, Giuseppe, Giuseppina o come diavolo ti chiami, non avresti per caso uno spicchio d’aglio? Ché ci ho degli spiriti impertinenti che precedono l’arrivo del dottore per significargli chi raccomandare al paradiso o all’inferno. Io col prete non ci sto, freddo come la cera che spegne i candelabri.
E via… a menar vanto d’essere poeta in un paesino che cento anni fa li sbugiardava in piazza i poeti e li buttava fuori dal letto per dire che scorreggiavano, questi, sporchi assai, di mano, di bocca e di tutto. Ora invece soavi.
E di questi spero non vederne neanche uno stame. E di fatto non li vedo. E di questo son contento, che il mio paese sa ascoltarmi, e appena vede il letterato che sta uscendo di casa lo tira dentro per la giacca, dove vai, resta qui ché passa il non mai nomato e non vorrebbe incasinarsi con i tuoi culti e di quelle oche che ti stanno dietro – ma li chiamano panni per doverli rilavare con le belle giornate. Ché altro modo non c’è di blaterare che io non so d’avanzo ma davanti a tutti. Il nome in cima all’arte. Bel paese quel che mi cela alle sguardi di chi non te lo dico.

Vado d’un passo che è simile al sonno, arranco. Ché va bene con la pietra, meno con l’asfalto. Il bitume non ti protegge. Non è esente da libido. Non vedo nessuno. Che bello. Solo il gracchiare di una gazza. Questo il paese che amo. Peccato se gli altri fossero tutti morti, vorrebbe dire che lo amerei di meno non essendoci nessuno da cui evadere.
Protetto dall’ignoranza suona meglio.


V.V.

Leave a Comment