La serenità perduta dietro i monopattini elettrici

Vito Ventrella
Qualche sera fa in una anonima piazzetta di Poggiofranco, un signore che elemosina suonando una chitarra, si è ricordato di me che un anno prima gli avevo dato 50 centesimi. Pochi a sentir lui che suona quello che vuoi. Mi dispiace per la sua condizione, ma io non gli ho mai chiesto di suonare per me, non ho alcuna passione per la musica che è soltanto rumore. Ma anche se suonasse divinamente, spero, andando in questa piazzetta, di liberarmi del peso dell’attenzione, di non avere nulla da osservare per incantarmi o dolermi. Credo di avere diritto ad una oretta di relax tra pandemia e caldo. Così pesco sessanta centesimi dalla tasca, lui li conta, li trova di nuovo pochi, rispetto alla nobile cifra di un euro e va via, scontento, mortificato, ma senza mollare l’osso.
È italiano, barese e non si rende conto che sbagliamo tutti rispetto a quelli che sono i nostri desideri – per esempio, cosa fanno questi ragazzi che scorrazzano come dannati sui monopattini elettrici, – dico dannati perché te li ritrovi di fianco, alle spalle, tra i piedi quando non te lo aspetti, roba da brivido blu, quando non te lo aspetti, ripeto, convinto di aver messo tra te e loro, tra te e il musicista, tra te e gli altri che si aggirano in piazza la bella distanza di 2, 4, 10, 20 metri!

Se bastasse dargli un euro per ripulire la piazza da questi stupidi orribili horridori monopattinatori che non viaggiano su sede propria, cioè la strada, ingombrando l’area destinata ai pedoni – eh già…, “come la mettiamo, dicono alcune signore insolentite da questo struscio meccanico, dicono, “ma si è reso conto il sindaco di aver fatto un regalo ai figli di papà o di mamma, invece di dire che questi monopattini sarebbero stati messi a disposizione della comunità per sveltire il traffico. Ma quale traffico, signor Sindaco di Bari, questi diavoli se ne stanno sui marciapiedi dove noi gustiamo il gelato sicuri di starcene per i fatti nostri in piedi là dove non ci sono panchine ed eccoti questo cretino che mi passa alle spalle come un missile…ed è già tanto se qualcosa non si slaccia sulla schiena… Lei non rida!!!”
A me? Io non sto ridendo, signora, figuriamoci, prendo molto sul serio la mia ora di relax ormai interrotta, tutto quello che posso fare non è maledire il sindaco cui è venuta questa idea strabiliante, io vado via, abbandono questa città di illustri musicisti che dicono di valere 1 euro…

(Approfittando della velocità con cui si muovono, due di essi hanno sbeffeggiato una signora. Il signore che l’accompagnava ha deciso che d’ora in poi porterà dei sassi in tasca per poterglieli tirare contro. E sarà guerra!!)


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